Corpo Umano
Gruppi sanguigni: come Landsteiner rese sicure le trasfusioni nel 1901
La scoperta del sistema AB0 trasformò una pratica spesso mortale in una terapia che salva milioni di vite.

Per secoli la medicina sognò di poter trasferire il sangue da una persona sana a una morente. E per secoli i tentativi finirono spesso in tragedia: dopo una trasfusione, molti pazienti morivano tra febbri, dolori e collassi improvvisi. Nessuno capiva perché lo stesso liquido rosso, all'apparenza identico in tutti, a volte salvasse e a volte uccidesse. La risposta arrivò all'inizio del Novecento da un medico viennese, Karl Landsteiner, e cambiò per sempre la storia della medicina.
Tra il 1900 e il 1901 Landsteiner fece un esperimento semplice ed elegante: mescolò in provetta il siero del sangue di alcuni colleghi con i globuli rossi di altri. Notò che in certe combinazioni i globuli rossi si agglutinavano, formando grumi, mentre in altre restavano sospesi. Comprese che esistevano tipi di sangue diversi e incompatibili: aveva scoperto i gruppi sanguigni. Per questa intuizione ricevette nel 1930 il premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina.
A, B, AB e 0: una questione di etichette
Il sistema scoperto da Landsteiner, chiamato AB0, dipende dalla presenza di particolari molecole, gli antigeni, sulla superficie dei globuli rossi. Chi ha l'antigene A appartiene al gruppo A; chi ha l'antigene B al gruppo B; chi ha entrambi al gruppo AB; chi non ne ha nessuno al gruppo 0. Nel plasma, in modo speculare, circolano anticorpi contro gli antigeni che non possediamo: una persona di gruppo A ha anticorpi anti-B, e se riceve sangue B i suoi anticorpi attaccano i globuli estranei, scatenando l'agglutinazione mortale.
Da questo schema derivano le regole d'oro della trasfusione: il gruppo 0, privo di antigeni A e B, è il "donatore universale" di globuli rossi, mentre il gruppo AB è il "ricevente universale". Il quarto gruppo, AB, fu identificato nel 1902 da due allievi di Landsteiner. Una raccolta del National Center for Biotechnology Information descrive in dettaglio i numerosi sistemi di gruppi sanguigni oggi conosciuti, ma l'AB0 resta il più importante per la sicurezza delle trasfusioni.

Il fattore Rh e la malattia del neonato
Quarant'anni dopo, nel 1940, Landsteiner — emigrato negli Stati Uniti — scoprì insieme ad Alexander Wiener un secondo sistema fondamentale: il fattore Rh, così chiamato perché individuato studiando il sangue della scimmia Rhesus. Chi ha l'antigene Rh è "positivo", chi non ce l'ha è "negativo". L'incompatibilità Rh è particolarmente insidiosa in gravidanza: se una madre Rh-negativa porta in grembo un feto Rh-positivo, il suo sistema immunitario può produrre anticorpi che attaccano i globuli rossi del bambino, causando la malattia emolitica del neonato. Oggi questa complicanza si previene con un'iniezione mirata, ma per capirla bisognava prima conoscere il fattore Rh.
Un'eredità più antica dell'uomo
Perché esistono gruppi sanguigni diversi? È una domanda evolutiva tutt'altro che banale. La distribuzione dei gruppi varia tra le popolazioni — il gruppo 0 è il più diffuso al mondo, mentre il gruppo B è più frequente in Asia — segno di una lunga storia di selezione, probabilmente legata alla resistenza a determinate malattie infettive. Uno studio pubblicato su PNAS nel 2012 ha mostrato che il polimorfismo AB0 è addirittura un "polimorfismo trans-specie": gli stessi gruppi sanguigni esistono in altri primati, come scimpanzé e gibboni, e risalgono a milioni di anni fa, ben prima della comparsa dell'Homo sapiens. I nostri gruppi sanguigni, insomma, sono più antichi della nostra stessa specie.
Donatore universale, con qualche cautela
La regola del gruppo 0 "donatore universale" va presa con prudenza. Nelle trasfusioni di globuli rossi conta soprattutto il gruppo 0 negativo, privo sia degli antigeni A e B sia del fattore Rh, usato nelle emergenze quando non c'è tempo di tipizzare il paziente. Per il plasma vale invece il contrario: il donatore universale è il gruppo AB, perché il suo plasma non contiene anticorpi anti-A né anti-B. In condizioni normali, comunque, si trasfonde sempre sangue dello stesso gruppo del ricevente, e prima di ogni trasfusione si esegue una prova di compatibilità incrociata. La tipizzazione è semplice e antica nel principio: si mescola una goccia di sangue con sieri contenenti anticorpi noti e si osserva se i globuli rossi si agglutinano, esattamente come faceva Landsteiner oltre un secolo fa. Proprio per questo la disponibilità di sangue di tutti i gruppi, garantita dalle donazioni volontarie, resta vitale per gli ospedali.
Il mito della "dieta del gruppo sanguigno"
Attorno ai gruppi sanguigni è fiorita anche una mitologia priva di basi. La cosiddetta "dieta del gruppo sanguigno", che prescrive alimenti diversi a seconda che si sia 0, A, B o AB, non ha alcun fondamento scientifico: le revisioni degli studi disponibili non hanno trovato alcuna prova che mangiare secondo il proprio gruppo migliori la salute. Eventuali benefici riscontrati dipendono semplicemente dal fatto che alcune di quelle diete sono di per sé più sane, indipendentemente dal sangue di chi le segue. I gruppi sanguigni restano fondamentali in medicina trasfusionale e in gravidanza, ma non dicono nulla su quali cibi dovremmo mettere nel piatto.
Quella di Landsteiner fu una di quelle scoperte che cambiano la vita quotidiana senza clamore. Ogni volta che una sacca di sangue salva un paziente in sala operatoria, in un pronto soccorso o in un reparto di oncologia, all'opera c'è ancora l'intuizione di un medico che, oltre un secolo fa, si chiese perché due gocce di sangue, a volte, non vogliano mescolarsi.
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