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L'appendice non è inutile: il rifugio segreto dei batteri buoni

A lungo considerata un residuo evolutivo senza funzione, l'appendice potrebbe essere una riserva del microbiota intestinale, pronta a ripopolare l'intestino dopo le infezioni.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Modello anatomico del corpo umano con organi dell'addome
Modello anatomico del corpo umano con organi dell'addome

Per oltre un secolo l'appendice è stata l'imputata perfetta: un organo apparentemente senza scopo, capace solo di infiammarsi all'improvviso e mandare in ospedale. Lo stesso Charles Darwin la considerava un residuo evolutivo, un relitto rimpicciolito di un organo digestivo dei nostri antenati erbivori. Eppure la scienza degli ultimi vent'anni ha ribaltato questa idea: l'appendice non sarebbe affatto inutile, ma una sofisticata riserva del microbiota e una sentinella del sistema immunitario.

Che cos'è e dove si trova

L'appendice vermiforme è un piccolo tubo a fondo cieco, lungo in media dai 5 ai 10 centimetri, che si diparte dal cieco, la prima porzione dell'intestino crasso, nella parte bassa destra dell'addome. La sua parete è particolarmente ricca di tessuto linfoide, lo stesso tipo di tessuto immunitario che si trova nelle tonsille. Già questa caratteristica avrebbe dovuto far sospettare che non si trattasse di un semplice avanzo: gli organi davvero inutili tendono a impoverirsi, non a ospitare concentrazioni così alte di cellule difensive.

Schema anatomico che mostra la posizione dell'appendice rispetto al cieco e al colon
L'appendice si diparte dal cieco, all'inizio dell'intestino crasso. Credit: Mikael Häggström / B jonas, Wikimedia Commons (CC0).

La teoria della "casa sicura"

La svolta è arrivata nel 2007, quando un gruppo di ricercatori della Duke University, guidato da William Parker e Randal Bollinger, propose sulla rivista Journal of Theoretical Biology un'idea elegante: l'appendice sarebbe un rifugio per i batteri buoni dell'intestino. Il nostro intestino ospita trilioni di microrganismi che formano il microbiota, fondamentale per la digestione e per l'immunità. Quando un'infezione provoca diarrea violenta, l'intestino si svuota di gran parte di questa flora. È qui che entrerebbe in gioco l'appendice: la sua posizione defilata e a fondo cieco la protegge dallo "svuotamento", permettendole di conservare al sicuro, all'interno di pellicole batteriche chiamate biofilm, una scorta di microbi sani. Passata la tempesta, da quel serbatoio i batteri buoni possono ripopolare l'intestino.

Le prove a sostegno

L'ipotesi ha trovato conferme indirette. Uno studio del 2011 ha osservato che le persone a cui era stata asportata l'appendice avevano una probabilità più alta di recidive dell'infezione da Clostridioides difficile, un batterio che provoca gravi diarree, suggerendo che senza quel serbatoio l'intestino si ripopola con più difficoltà. Sul versante evolutivo, un'ampia analisi comparata pubblicata nel 2017 da Heather Smith e colleghi ha mostrato che l'appendice è comparsa indipendentemente decine di volte in diversi rami dei mammiferi, e una volta apparsa raramente scompare. In biologia, una struttura che evolve più e più volte in modo indipendente e poi viene mantenuta è il segno tipico di una funzione utile, non di un residuo inutile.

Perché allora ce la togliamo?

L'appendice resta soggetta all'appendicite, l'infiammazione acuta che, se non trattata, può portare alla perforazione e a una peritonite potenzialmente letale. In questi casi l'appendicectomia è un intervento salvavita e va eseguito senza esitazioni. La buona notizia è che vivere senza appendice non comporta conseguenze evidenti: in un mondo con acqua pulita, igiene e medicine, il "serbatoio di emergenza" del microbiota è molto meno cruciale di quanto fosse per i nostri antenati, esposti a continue infezioni intestinali. La sua utilità, in altre parole, era massima in un ambiente che la maggior parte di noi non vive più. Va anche detto che l'appendicectomia di routine, un tempo eseguita "a scopo preventivo" durante altri interventi, è oggi sconsigliata proprio alla luce delle nuove conoscenze sul possibile ruolo dell'organo: si rimuove quando è malata, non per principio.

Un organo da riabilitare

La storia dell'appendice è un piccolo monito contro la tentazione di liquidare come "inutile" ciò che non comprendiamo. Come il timo, l'osso ioide o altri organi a lungo sottovalutati, anche l'appendice si è rivelata, a uno sguardo più attento, parte di un sistema raffinato di dialogo tra corpo e microbi. Non è un errore dell'evoluzione da correggere col bisturi appena possibile, ma un componente del nostro ecosistema interno: la prova che, nel corpo umano, "vestigiale" non è quasi mai sinonimo di "senza scopo".

C'è anche una dimensione immunitaria che rafforza questa lettura. Il tessuto linfoide della parete appendicolare è particolarmente attivo nei primi anni di vita, quando l'organismo "impara" a distinguere i microbi amici da quelli pericolosi. Le placche immunitarie dell'appendice favoriscono la crescita di biofilm benefici e dialogano con i batteri attraverso anticorpi specifici, contribuendo a costruire e mantenere un microbiota sano. In quest'ottica l'appendice non sarebbe soltanto un magazzino passivo, ma un vero e proprio organo di addestramento e coltura per la flora intestinale. È un esempio perfetto di quanto sia stretto il legame tra il nostro sistema immunitario e i trilioni di microrganismi del microbiota intestinale che ci abitano, un legame che la ricerca degli ultimi due decenni ha posto al centro della comprensione della salute umana, dalle allergie alle malattie infiammatorie croniche dell'intestino.

Resta valido, naturalmente, l'avvertimento clinico: di fronte ai sintomi tipici dell'appendicite — dolore che si sposta verso la parte bassa destra dell'addome, febbre, nausea — non bisogna mai esitare a rivolgersi al medico. Riconoscere che l'organo ha una funzione non significa rinunciare a rimuoverlo quando diventa una minaccia.

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