Corpo Umano
Martello, incudine e staffa: i tre ossicini più piccoli del nostro corpo amplificano il suono di 22 volte
L'orecchio medio sfrutta una leva e una differenza di superficie per superare l'impedenza acustica

Tra il timpano e l'orecchio interno c'è una cavità grande circa un centimetro cubo. Si chiama orecchio medio e contiene un meccanismo ingegneristico straordinario: tre piccole ossa articolate fra loro che insieme pesano meno di sessanta milligrammi. Sono il martello (malleus), l'incudine (incus) e la staffa (stapes), gli ossicini dell'udito. Sono le ossa più piccole del corpo umano e il loro nome — preso a prestito dal lessico del fabbro — racconta tutto: trasmettono colpi, una sequenza di colpi, da una membrana che vibra a un fluido che deve essere mosso.
Perché servono
Il suono arriva al timpano come onda di pressione che viaggia nell'aria. Dietro il timpano, però, l'orecchio interno è pieno di un fluido — la perilinfa — molto più denso dell'aria. La differenza di densità è enorme: in fisica si parla di differenza di impedenza acustica, e in condizioni normali quando un'onda passa da un mezzo a un altro di impedenza molto diversa la maggior parte dell'energia viene riflessa indietro invece di essere trasmessa. Senza un sistema di adattamento, oltre il 99% del suono verrebbe respinto dalla finestra ovale dell'orecchio interno.
Gli ossicini risolvono il problema usando due principi fisici elementari combinati.
Il primo trucco: la leva
Il martello è saldato per il suo "manico" alla faccia interna del timpano. La sua testa si articola con l'incudine, che a sua volta tocca con il suo "processo lenticolare" la testa della staffa. La staffa, simile a una piccolissima staffa da cavaliere (da cui il nome), si infila con la sua base ovale nella finestra ovale della coclea.
Il rapporto tra il braccio lungo (martello) e il braccio corto (incudine) della catena ossiculare è di circa 1,3:1. È una leva di primo grado che amplifica la forza del 30% riducendo lo spostamento. Una variazione apparentemente piccola, ma che si combina con il secondo trucco per dare un effetto totale enorme.

Il secondo trucco: la differenza di superficie
Il vero amplificatore è la differenza tra l'area del timpano e quella della platina della staffa. Il timpano umano ha una superficie efficace di circa 55 mm²; la platina della staffa, che spinge contro la finestra ovale, ha una superficie di appena 3,2 mm². Il rapporto è di circa 17:1. La stessa forza distribuita su 17 volte meno superficie produce una pressione 17 volte maggiore.
Combinando i due effetti — leva 1,3× e pressione 17× — l'orecchio medio amplifica l'onda di pressione sonora di circa 22 volte. Tradotto in decibel, si tratta di un guadagno di circa 25-30 dB, sufficiente a compensare la perdita per riflessione che avverrebbe in assenza degli ossicini. Una persona con la catena ossiculare interrotta o necrotizzata sente come se fosse sott'acqua. I dati di amplificazione sono confermati dalla letteratura otorinolaringoiatrica e raccolti da StatPearls del National Center for Biotechnology Information.
I muscoli che proteggono
Sulla catena ossiculare lavorano due muscoli minuscoli. Il muscolo tensore del timpano (innervato dal nervo trigemino) si inserisce sul manico del martello; lo stapedio — il muscolo striato più piccolo del corpo umano, lungo appena un millimetro — sulla testa della staffa ed è innervato dal nervo facciale. Quando l'orecchio percepisce un suono molto intenso, questi muscoli si contraggono riflessivamente irrigidendo la catena e attenuando la trasmissione delle vibrazioni. È il riflesso stapediale, che protegge la coclea da danni acustici e si attiva a partire da circa 70-90 dB di intensità sonora.
Il riflesso è veloce ma non istantaneo: ha una latenza di circa 25 millisecondi. È sufficiente per i rumori graduali ma non per esplosioni o spari, che possono danneggiare l'udito prima ancora che il riflesso entri in azione. Per questo le forze armate raccomandano protezioni acustiche passive durante l'uso di armi da fuoco.

L'evoluzione dei tre ossicini
Un dettaglio anatomico affascinante è la storia evolutiva di queste tre piccole ossa. Nei rettili e nei loro antenati esisteva un solo ossicino — la columella — che trasmetteva il suono dal timpano alla coclea. Martello e incudine, in origine, erano ossa della mandibola dei mammiferi ancestrali. Nel corso di centinaia di milioni di anni di evoluzione, due ossa che servivano per masticare si sono migrate dentro l'orecchio medio e hanno cambiato funzione.
La transizione è documentata da uno dei migliori record fossili dell'evoluzione, riassunto in studi paleontologici della Nature degli ultimi vent'anni. Negli embrioni umani, lo sviluppo degli ossicini avviene dal primo e secondo arco branchiale — gli stessi archi che nei pesci formano l'apparato mandibolare — confermando la loro origine fossile. Gli ossicini diventano completamente ossificati e funzionali già prima della nascita, e a differenza di tutte le altre ossa del corpo umano non crescono: la loro dimensione è quella definitiva fin dal feto di sei mesi.
Quando si rompono
Lesioni alla catena ossiculare provocano ipoacusia trasmissiva, una sordità di trasmissione che colpisce circa il 5-7% della popolazione adulta. Le cause più comuni sono otiti croniche con erosione dell'incudine, otosclerosi (un'anomalia genetica che immobilizza la staffa, descritta in dettaglio dall'American Academy of Family Physicians) e traumi cranici.
La buona notizia è che la chirurgia microsurgica permette oggi di ripristinare l'udito sostituendo gli ossicini malati con protesi in titanio o teflon. L'intervento di stapedectomia, sviluppato negli anni Cinquanta dal chirurgo americano John Shea Jr., consiste nella rimozione della staffa fissata e nell'inserimento di un piccolo pistone artificiale. È uno dei pochi interventi chirurgici che restituisce un senso a chi lo aveva perso. I tre ossicini più piccoli del corpo dimostrano, una volta di più, che in biologia spesso le strutture minute fanno il lavoro più decisivo.
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