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Corpo Umano

Martello, incudine e staffa: i tre ossicini più piccoli del nostro corpo amplificano il suono di 22 volte

L'orecchio medio sfrutta una leva e una differenza di superficie per superare l'impedenza acustica

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Close-up profile of a young woman with short hair and earrings in soft lighting.
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Tra il timpano e l'orecchio interno c'è una cavità grande circa un centimetro cubo. Si chiama orecchio medio e contiene un meccanismo ingegneristico straordinario: tre piccole ossa articolate fra loro che insieme pesano meno di sessanta milligrammi. Sono il martello (malleus), l'incudine (incus) e la staffa (stapes), gli ossicini dell'udito. Sono le ossa più piccole del corpo umano e il loro nome — preso a prestito dal lessico del fabbro — racconta tutto: trasmettono colpi, una sequenza di colpi, da una membrana che vibra a un fluido che deve essere mosso.

Perché servono

Il suono arriva al timpano come onda di pressione che viaggia nell'aria. Dietro il timpano, però, l'orecchio interno è pieno di un fluido — la perilinfa — molto più denso dell'aria. La differenza di densità è enorme: in fisica si parla di differenza di impedenza acustica, e in condizioni normali quando un'onda passa da un mezzo a un altro di impedenza molto diversa la maggior parte dell'energia viene riflessa indietro invece di essere trasmessa. Senza un sistema di adattamento, oltre il 99% del suono verrebbe respinto dalla finestra ovale dell'orecchio interno.

Gli ossicini risolvono il problema usando due principi fisici elementari combinati.

Il primo trucco: la leva

Il martello è saldato per il suo "manico" alla faccia interna del timpano. La sua testa si articola con l'incudine, che a sua volta tocca con il suo "processo lenticolare" la testa della staffa. La staffa, simile a una piccolissima staffa da cavaliere (da cui il nome), si infila con la sua base ovale nella finestra ovale della coclea.

Il rapporto tra il braccio lungo (martello) e il braccio corto (incudine) della catena ossiculare è di circa 1,3:1. È una leva di primo grado che amplifica la forza del 30% riducendo lo spostamento. Una variazione apparentemente piccola, ma che si combina con il secondo trucco per dare un effetto totale enorme.

A medical professional examines a patient's ear using a Heine otoscope, highlighting healthcare quality.
A medical professional examines a patient's ear using a Heine otoscope, highlighting healthcare quality.. Credit: www.kaboompics.com / Pexels.

Il secondo trucco: la differenza di superficie

Il vero amplificatore è la differenza tra l'area del timpano e quella della platina della staffa. Il timpano umano ha una superficie efficace di circa 55 mm²; la platina della staffa, che spinge contro la finestra ovale, ha una superficie di appena 3,2 mm². Il rapporto è di circa 17:1. La stessa forza distribuita su 17 volte meno superficie produce una pressione 17 volte maggiore.

Combinando i due effetti — leva 1,3× e pressione 17× — l'orecchio medio amplifica l'onda di pressione sonora di circa 22 volte. Tradotto in decibel, si tratta di un guadagno di circa 25-30 dB, sufficiente a compensare la perdita per riflessione che avverrebbe in assenza degli ossicini. Una persona con la catena ossiculare interrotta o necrotizzata sente come se fosse sott'acqua. I dati di amplificazione sono confermati dalla letteratura otorinolaringoiatrica e raccolti da StatPearls del National Center for Biotechnology Information.

I muscoli che proteggono

Sulla catena ossiculare lavorano due muscoli minuscoli. Il muscolo tensore del timpano (innervato dal nervo trigemino) si inserisce sul manico del martello; lo stapedio — il muscolo striato più piccolo del corpo umano, lungo appena un millimetro — sulla testa della staffa ed è innervato dal nervo facciale. Quando l'orecchio percepisce un suono molto intenso, questi muscoli si contraggono riflessivamente irrigidendo la catena e attenuando la trasmissione delle vibrazioni. È il riflesso stapediale, che protegge la coclea da danni acustici e si attiva a partire da circa 70-90 dB di intensità sonora.

Il riflesso è veloce ma non istantaneo: ha una latenza di circa 25 millisecondi. È sufficiente per i rumori graduali ma non per esplosioni o spari, che possono danneggiare l'udito prima ancora che il riflesso entri in azione. Per questo le forze armate raccomandano protezioni acustiche passive durante l'uso di armi da fuoco.

A variety of ear care devices including ear buds, medical instruments, and cleaning tools.
A variety of ear care devices including ear buds, medical instruments, and cleaning tools.. Credit: Marta Branco / Pexels.

L'evoluzione dei tre ossicini

Un dettaglio anatomico affascinante è la storia evolutiva di queste tre piccole ossa. Nei rettili e nei loro antenati esisteva un solo ossicino — la columella — che trasmetteva il suono dal timpano alla coclea. Martello e incudine, in origine, erano ossa della mandibola dei mammiferi ancestrali. Nel corso di centinaia di milioni di anni di evoluzione, due ossa che servivano per masticare si sono migrate dentro l'orecchio medio e hanno cambiato funzione.

La transizione è documentata da uno dei migliori record fossili dell'evoluzione, riassunto in studi paleontologici della Nature degli ultimi vent'anni. Negli embrioni umani, lo sviluppo degli ossicini avviene dal primo e secondo arco branchiale — gli stessi archi che nei pesci formano l'apparato mandibolare — confermando la loro origine fossile. Gli ossicini diventano completamente ossificati e funzionali già prima della nascita, e a differenza di tutte le altre ossa del corpo umano non crescono: la loro dimensione è quella definitiva fin dal feto di sei mesi.

Quando si rompono

Lesioni alla catena ossiculare provocano ipoacusia trasmissiva, una sordità di trasmissione che colpisce circa il 5-7% della popolazione adulta. Le cause più comuni sono otiti croniche con erosione dell'incudine, otosclerosi (un'anomalia genetica che immobilizza la staffa, descritta in dettaglio dall'American Academy of Family Physicians) e traumi cranici.

La buona notizia è che la chirurgia microsurgica permette oggi di ripristinare l'udito sostituendo gli ossicini malati con protesi in titanio o teflon. L'intervento di stapedectomia, sviluppato negli anni Cinquanta dal chirurgo americano John Shea Jr., consiste nella rimozione della staffa fissata e nell'inserimento di un piccolo pistone artificiale. È uno dei pochi interventi chirurgici che restituisce un senso a chi lo aveva perso. I tre ossicini più piccoli del corpo dimostrano, una volta di più, che in biologia spesso le strutture minute fanno il lavoro più decisivo.

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