Curiosando si impararivista di curiosità

Corpo Umano

Tassisti di Londra: come la memoria delle strade cambia il cervello

Memorizzare migliaia di strade per superare 'The Knowledge' fa crescere fisicamente una parte dell'ippocampo.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
File di taxi neri lungo una strada di Londra
File di taxi neri lungo una strada di Londra

Per guidare un tradizionale taxi nero a Londra non basta la patente: occorre superare uno degli esami più difficili al mondo, soprannominato "The Knowledge". I candidati devono imparare a memoria l'intricatissima rete di circa 25.000 strade racchiuse entro un raggio di poco più di nove chilometri da Charing Cross, insieme a migliaia di punti di riferimento, e saper calcolare a mente il percorso migliore tra due punti qualsiasi. Servono in media tre o quattro anni di studio. E quello sforzo titanico, ha scoperto la scienza, lascia un segno fisico nel cervello.

Un esperimento naturale perfetto

All'inizio degli anni Duemila la neuroscienziata Eleanor Maguire, dell'University College London, intuì che i tassisti londinesi offrivano un'occasione irripetibile per studiare la memoria spaziale umana. Nel 2000 pubblicò con i colleghi uno studio diventato celebre sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), in cui confrontava le risonanze magnetiche cerebrali di tassisti esperti con quelle di persone comuni. Il risultato fu sorprendente: nei tassisti la parte posteriore dell'ippocampo — la struttura cerebrale legata alla memoria e all'orientamento — era significativamente più grande.

Modello anatomico di una testa che mostra il cervello
L'ippocampo, profondo nel cervello, è cruciale per la memoria spaziale e la navigazione. Foto: meo / Pexels.

Più anni al volante, più ippocampo

Ma il dato più convincente era un altro: la dimensione di quella regione cresceva in proporzione agli anni passati a guidare il taxi. Più esperienza, più materia grigia. Questo suggeriva che non fosse una semplice predisposizione — cioè non che le persone con un grande ippocampo scegliessero di fare i tassisti — ma che fosse l'allenamento stesso a modellare il cervello. L'ippocampo, insomma, si espandeva come un muscolo sotto sforzo.

Per escludere ogni dubbio, Maguire confrontò i tassisti con i conducenti di autobus londinesi: anche loro guidano tutto il giorno nel traffico, ma seguono percorsi fissi e non devono memorizzare l'intera città. Solo i tassisti, non gli autisti di bus, mostravano l'ippocampo ingrossato. La differenza, dunque, non era la guida o lo stress, ma proprio la richiesta di memoria spaziale.

La prova definitiva: seguire gli aspiranti tassisti

Restava un'obiezione: e se quelle differenze fossero comunque innate? Per rispondere, nel 2011 il gruppo di Maguire pubblicò su Current Biology uno studio longitudinale, il più elegante della serie. I ricercatori seguirono un gruppo di aspiranti tassisti prima che iniziassero lo studio e dopo averlo completato, per diversi anni. All'inizio i loro cervelli erano indistinguibili da quelli di un gruppo di controllo. Ma chi superava "The Knowledge" mostrava, alla fine, un aumento misurabile della materia grigia nell'ippocampo posteriore; chi falliva o rinunciava, no. Era la dimostrazione diretta che l'apprendimento intenso aveva fatto crescere una struttura cerebrale in adulti.

Niente è gratis: il rovescio della medaglia

Curiosamente, l'espansione dell'ippocampo posteriore sembrava avvenire a un piccolo prezzo: nei tassisti la parte anteriore della stessa struttura risultava leggermente ridotta, e in alcuni compiti di memoria non spaziale ottenevano risultati lievemente inferiori. Il cervello, suggeriscono questi dati, riorganizza le proprie risorse anziché aggiungerle gratuitamente: potenziare una capacità può significare ridimensionarne un'altra.

Che cosa fa, di preciso, l'ippocampo

Per capire la portata di queste scoperte bisogna sapere a cosa serve l'ippocampo, una piccola struttura a forma di cavalluccio marino (da cui il nome) annidata in profondità nei due emisferi cerebrali. È una delle regioni più studiate delle neuroscienze perché svolge un ruolo centrale nella formazione dei ricordi e, in particolare, nella creazione delle "mappe cognitive": le rappresentazioni mentali dello spazio che ci permettono di orientarci. Proprio per gli studi sulle cellule che codificano la posizione nello spazio, situate nell'ippocampo e nelle aree vicine, nel 2014 fu assegnato un premio Nobel per la medicina. Non sorprende, dunque, che proprio questa struttura risulti potenziata in chi, come i tassisti, fa della navigazione il proprio mestiere.

Memorizzare ancora ha senso nell'era del navigatore?

Una domanda inevitabile, oggi, è se abbia ancora senso imparare una città a memoria quando basta un'app per farsi guidare. Alcuni ricercatori hanno sollevato il dubbio che l'uso costante del navigatore satellitare possa, in un certo senso, "disinnescare" l'ippocampo, privandolo dell'esercizio che lo mantiene attivo. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, utilissima, ma di un richiamo a non abbandonare del tutto lo sforzo di orientarsi con la propria testa. Gli studi sui tassisti suggeriscono infatti che le capacità di navigazione, come i muscoli, si rafforzano con l'allenamento e tendono ad atrofizzarsi se non vengono usate.

Perché conta per tutti noi

Gli studi sui tassisti londinesi hanno avuto un impatto enorme perché hanno offerto una delle prove più solide della neuroplasticità nell'adulto: l'idea, oggi consolidata, che il cervello non smetta di rimodellarsi dopo l'infanzia, ma continui a cambiare struttura in risposta all'esperienza e all'apprendimento. È una notizia incoraggiante a ogni età: imparare qualcosa di impegnativo — una lingua, uno strumento, una città intera — non riempie soltanto la mente di nozioni, ma plasma fisicamente l'organo che usiamo per pensare. Da questo punto di vista i tassisti londinesi sono diventati, loro malgrado, gli ambasciatori di un'idea liberatoria: il nostro cervello non è una macchina dalle prestazioni fissate alla nascita, ma un organo plasmabile, capace di crescere proprio nelle aree che decidiamo di sollecitare. "The Knowledge", l'esame più temuto dai tassisti di Londra, si è rivelato uno dei più affascinanti esperimenti naturali nella storia delle neuroscienze.

Una buona curiosità ogni mattina

Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.

Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.


Da scoprire

Continua a leggere

Altre storie che ti potrebbero piacere, scelte per te