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Le linee di Nazca: come l'intelligenza artificiale ha trovato centinaia di nuovi geoglifi

Nel deserto peruviano l'AI di IBM e dell'Università di Yamagata ha quasi raddoppiato il numero dei geoglifi figurativi conosciuti.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Il geoglifo del colibrì di Nazca visto dall'alto nel deserto peruviano
Il geoglifo del colibrì di Nazca visto dall'alto nel deserto peruviano

Nel deserto costiero del Perù meridionale, tracciate sul terreno oltre mille anni fa, le linee di Nazca sono da sempre uno dei grandi enigmi dell'archeologia mondiale. Colibrì, scimmie, ragni e figure geometriche grandi centinaia di metri, visibili nella loro interezza solo dall'alto, hanno alimentato per decenni ipotesi di ogni tipo. Nel 2024 una svolta è arrivata da un alleato inatteso: l'intelligenza artificiale, che ha permesso di individuare circa 303 nuovi geoglifi figurativi, quasi raddoppiando in un colpo solo il numero di quelli conosciuti nella pampa di Nazca.

Che cosa sono le linee di Nazca

I geoglifi di Nazca furono realizzati dalla cultura Nazca, fiorita sulla costa meridionale del Perù tra circa il 100 a.C. e l'800 d.C. La tecnica era sorprendentemente semplice: rimuovendo lo strato superficiale di ciottoli scuri e ossidati, gli artefici mettevano a nudo il suolo più chiaro sottostante, creando un contrasto che il clima estremamente arido del deserto ha conservato per secoli. Le figure più celebri, come il colibrì lungo circa 93 metri e la scimmia dalla coda avvolta a spirale, si accompagnano a centinaia di linee rette e trapezi che attraversano la pampa per chilometri. Dal 1994 le linee sono Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO, riconosciute come una delle testimonianze archeologiche più straordinarie del continente americano.

Il geoglifo della scimmia di Nazca visto dall'alto
Il celebre geoglifo della scimmia, con la coda avvolta a spirale. — Credit: Wikimedia Commons (Pubblico dominio)

Maria Reiche, la custode del deserto

Nessuno è legato alle linee di Nazca quanto Maria Reiche, la matematica tedesca che dagli anni Quaranta dedicò oltre mezzo secolo a misurare, catalogare e proteggere i geoglifi. Reiche, come ricostruisce la sua biografia, sviluppò l'ipotesi che molte linee avessero una funzione astronomica, allineate con solstizi ed equinozi, e si batté in prima persona perché il sito fosse preservato dal turismo e dall'agricoltura. Visse per decenni in una capanna in mezzo al deserto e il suo lavoro fu determinante per il riconoscimento internazionale del sito, tanto che è ricordata come la «Signora delle linee».

Le teorie sulla funzione dei geoglifi restano molteplici. Oltre all'ipotesi astronomica, gli studiosi hanno proposto significati rituali, un legame con il culto dell'acqua e della fertilità in una regione dove la pioggia è rarissima, oppure percorsi cerimoniali da percorrere a piedi in processione. Nessuna spiegazione unica è oggi considerata definitiva, e proprio questa incertezza rende ogni nuova scoperta preziosa: ogni figura riportata alla luce aggiunge un tassello alla comprensione di un popolo che non ha lasciato testi scritti e la cui voce ci arriva quasi soltanto attraverso i disegni impressi nel deserto.

La svolta del 2024: l'intelligenza artificiale entra nel deserto

La novità più clamorosa è arrivata da un progetto congiunto tra l'Istituto di Nasca dell'Università di Yamagata, guidato dall'archeologo Masato Sakai, e IBM Research. Combinando fotografie aeree ad alta risoluzione con modelli di intelligenza artificiale addestrati a riconoscere i geoglifi già noti, il team ha selezionato migliaia di candidati poi verificati sul campo con ricognizioni dirette e droni a bassa quota. Il risultato, pubblicato nel 2024 sulla rivista PNAS e annunciato dall'Università di Yamagata, è l'identificazione di 303 nuovi geoglifi figurativi in appena sei mesi di ricognizione: un numero che ha quasi raddoppiato quello dei geoglifi figurativi confermati nella pampa.

Paesaggio desertico del Perù
Il clima arido del deserto peruviano ha preservato i geoglifi per secoli. — Credit: Maria Camila Castaño / Pexels (Pexels License)

Che cosa hanno rivelato i nuovi geoglifi

I ricercatori hanno stimato che l'uso dell'AI abbia accelerato di circa 16 volte il ritmo delle scoperte rispetto ai metodi tradizionali. Ma il dato più interessante è qualitativo. I nuovi geoglifi appartengono in gran parte al tipo «a rilievo», di dimensioni più ridotte rispetto alle celebri figure «a linea», e rappresentano soprattutto soggetti legati all'uomo: figure umanoidi, teste mozzate, animali domestici come i camelidi. Questi geoglifi si trovano spesso lungo sentieri tortuosi e a distanza ravvicinata, il che suggerisce che fossero osservati da singoli viandanti nel corso di attività rituali individuali.

I grandi geoglifi lineari, invece, raffigurano prevalentemente animali selvatici e si distribuiscono lungo la rete di linee e trapezi: secondo lo studio erano probabilmente legati a riti collettivi dell'intera comunità. La combinazione dei due tipi restituisce un quadro molto più ricco e sfumato della società che li produsse, mostrando come i geoglifi non fossero un fenomeno unico ma rispondessero a funzioni sociali e simboliche diverse a seconda della loro forma e collocazione.

Un metodo che cambia l'archeologia

Il caso Nazca è diventato un modello di come l'intelligenza artificiale possa affiancare, e non sostituire, il lavoro degli archeologi. L'AI restringe enormemente il campo di ricerca, segnalando le aree più promettenti in un territorio vastissimo; poi sono ancora gli studiosi a scendere nel deserto per confermare sul terreno ogni singola figura. In un sito minacciato dall'espansione urbana e dai cambiamenti climatici, mappare in fretta ciò che ancora sopravvive è anche una corsa contro il tempo. Le linee di Nazca, disegnate da un popolo scomparso più di mille anni fa, continuano così a rivelare i loro segreti grazie agli strumenti più avanzati del nostro secolo, in un incontro sorprendente tra archeologia antica e tecnologia di frontiera. La speranza dei ricercatori è che lo stesso approccio possa ora essere applicato ad altri siti archeologici del mondo, trasformando l'intelligenza artificiale in uno strumento di routine per la scoperta e la tutela del patrimonio culturale dell'umanità.

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