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Porpora di Tiro: il colore che valeva più dell'oro nell'antichità

Estratta da migliaia di murici, tingeva i mantelli degli imperatori: storia del pigmento più prezioso del mondo antico.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Murice Bolinus brandaris, la lumaca di mare da cui si estraeva la porpora di Tiro
Murice Bolinus brandaris, la lumaca di mare da cui si estraeva la porpora di Tiro

C'è stato un tempo in cui un colore valeva più dell'oro. La porpora di Tiro, il rosso-violaceo intenso che tingeva i mantelli di imperatori e senatori, era il pigmento più prezioso e ambito del mondo antico. Si estraeva, goccia a goccia, da alcune specie di lumache di mare del Mediterraneo, attraverso un procedimento lungo, puzzolente e dispendiosissimo. Per ottenerne pochi grammi servivano migliaia di molluschi: ecco perché vestire di porpora era, per secoli, un privilegio riservato ai potenti.

Un colore dalle lumache di mare

La materia prima erano i murici, gasteropodi marini come Bolinus brandaris e Hexaplex trunculus, diffusi lungo le coste del Mediterraneo orientale. Questi molluschi possiedono una ghiandola, detta ipobranchiale, che secerne un liquido inizialmente incolore o giallastro: esposto all'aria e alla luce, attraverso una serie di reazioni chimiche, vira al violetto intenso. Il principio colorante è una molecola chiamata 6,6'-dibromoindaco, parente stretta dell'indaco dei jeans ma con due atomi di bromo in più. La specie Hexaplex trunculus produce sfumature più bluastre, mentre Bolinus brandaris tende al rosso-porpora. La voce di Wikipedia sulla porpora ripercorre la storia di questo colore leggendario.

Conchiglia spinosa del murice Bolinus brandaris, da cui si estraeva la porpora di Tiro
Il murice Bolinus brandaris: dalla sua ghiandola si ricavava la porpora. Credit: Wikimedia Commons.

Il segreto dei Fenici

Furono i Fenici a fare della porpora un'industria, tanto che il nome stesso del loro popolo deriva probabilmente dal greco phoinix, "rosso porpora". La città di Tiro, nell'odierno Libano, divenne la capitale mondiale di questo commercio, al punto da dare il nome al colore. Le coste si riempivano di vasche dove i molluschi venivano frantumati e lasciati macerare nel sale per giorni: il fetore era talmente forte che le tinture dovevano sorgere lontano dai centri abitati. Lo scrittore romano Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, descrisse con precisione il procedimento, lamentando anche l'odore nauseabondo che impregnava le stoffe tinte.

Le quantità in gioco erano impressionanti. Secondo le stime ricavate da fonti antiche e da esperimenti moderni, servivano migliaia di murici — secondo alcune ricostruzioni fino a diecimila o più — per ottenere appena un grammo di colorante puro, quanto bastava a malapena per tingere il bordo di una toga. Questo spiega perché, a peso, la porpora potesse costare più dell'oro.

Il colore del potere

Proprio per il suo costo, la porpora divenne il simbolo assoluto dello status. A Roma la toga picta e poi i mantelli imperiali interamente tinti di porpora erano riservati ai trionfatori e agli imperatori; leggi suntuarie ne limitavano l'uso, e indossarla senza averne diritto poteva costare carissimo. Nell'Impero bizantino il privilegio si fece ancora più estremo: gli eredi al trono nascevano in una stanza del palazzo rivestita di porfido rosso e venivano detti porphyrogeniti, "nati nella porpora". Come ricorda l'Encyclopædia Britannica, il colore era talmente identificato con la sovranità che "vestire la porpora" divenne sinonimo di salire al potere.

Una caratteristica rendeva la porpora di Tiro ancora più preziosa: a differenza di quasi tutti i coloranti naturali, non sbiadiva con il tempo e con la luce, ma anzi tendeva a ravvivarsi. Era un colore che durava, proprio come il potere che intendeva rappresentare.

Sfumature che valevano una fortuna

Non tutta la porpora era uguale. La più pregiata era la cosiddetta dibapha, "due volte tinta", ottenuta immergendo la stoffa due volte in bagni diversi: il risultato era un colore profondo descritto dagli antichi come simile al sangue rappreso, tendente al violaceo scuro. Era questa la tonalità più costosa e ricercata, e i mercanti distinguevano numerose gradazioni, ciascuna con il proprio prezzo. La cromia dipendeva dalla specie di murice usata, dalla durata dell'esposizione alla luce e dalle dosi: una vera e propria arte tramandata per generazioni nelle botteghe dei tintori.

Dallo stesso mondo dei murici, in particolare da Hexaplex trunculus, si ricavava anche un colorante blu-violetto che molti studiosi identificano con il tekhelet, la tinta sacra citata nella tradizione ebraica per i fili rituali e per le vesti del Tempio. La perdita della ricetta, nei secoli, rese impossibile produrlo, e solo le ricerche chimiche e archeologiche degli ultimi decenni hanno permesso di ipotizzarne con buona probabilità l'origine. È un esempio di come un singolo gruppo di lumache marine abbia tinto, letteralmente, sia il potere imperiale sia il sacro.

La scomparsa e la riscoperta

La produzione su larga scala della porpora di Tiro declinò con la crisi del mondo antico e si spense quasi del tutto dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453, quando andò perduta gran parte del know-how bizantino. Per secoli la ricetta esatta restò un enigma, finché archeologi e chimici non ne hanno ricostruito i passaggi. Anche oggi la sintesi del 6,6'-dibromoindaco resta complessa e costosa, e produrre porpora "vera" dai murici è un'operazione quasi artigianale, tentata solo da pochi specialisti. Ritrovamenti archeologici di residui di colorante — come la documentazione su Tyrian purple raccoglie — continuano a emergere lungo tutto il Mediterraneo, testimoni silenziosi di un'epoca in cui un pugno di lumache poteva valere quanto il tesoro di un re.

Ironia della storia, fu proprio l'inseguimento di un colore nobile a inaugurare l'era dei coloranti moderni: nel 1856 il giovane chimico inglese William Henry Perkin, tentando di sintetizzare un farmaco, ottenne per caso la malveina, il primo colorante sintetico viola della storia. Da quel momento il viola, un tempo riservato agli imperatori, divenne improvvisamente accessibile a chiunque: abiti color malva invasero la moda vittoriana. La porpora di Tiro, che per millenni aveva incarnato il privilegio, fu così detronizzata non da una conquista, ma da una provetta di laboratorio.

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