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Psicologia

Effetto von Restorff: perché ricordiamo ciò che spicca dal resto

In un elenco di elementi simili, ricordiamo meglio quello diverso. Lo descrisse Hedwig von Restorff nel 1933, e oggi lo sfrutta tutto il marketing.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Una mela verde che spicca tra molte mele rosse
Una mela verde che spicca tra molte mele rosse

Guarda questa sequenza per qualche secondo, poi distogli lo sguardo: gatto, sedia, tavolo, lampada, 7492, libro, finestra. Quale elemento ricorderai meglio tra un minuto? Quasi certamente quel numero, l'unico diverso da tutto il resto. Questo piccolo fenomeno della memoria ha un nome e una storia precisa: si chiama effetto von Restorff, o effetto isolamento, e descrive una regola tanto semplice quanto potente: ciò che spicca, resta.

Una mela verde in mezzo a tante mele rosse al mercato
L'elemento che si distingue dagli altri viene ricordato meglio: è l'effetto von Restorff. Credit: foto via Pexels.

Chi era Hedwig von Restorff

L'effetto prende il nome da Hedwig von Restorff, psicologa e psichiatra tedesca che lo descrisse in uno studio pubblicato nel 1933. Von Restorff lavorava all'Università di Berlino insieme a Wolfgang Köhler, uno dei padri della psicologia della Gestalt, la corrente che studiava come la mente organizza le percezioni in forme dotate di senso.

Nei suoi esperimenti, von Restorff presentava ai partecipanti elenchi di elementi in gran parte simili tra loro - per esempio sillabe senza senso - inserendovi un singolo elemento di natura diversa, come un numero o una sillaba di colore differente. Il risultato era costante: l'elemento isolato veniva ricordato molto più spesso di tutti gli altri. Non perché fosse più importante, ma semplicemente perché rompeva la monotonia dello sfondo.

Perché il cervello premia ciò che è diverso

La spiegazione affonda nel modo in cui funziona la memoria. Quando elaboriamo una serie di stimoli simili, questi tendono a confondersi e a interferire l'uno con l'altro. Un elemento che si distingue, invece, riceve un'elaborazione cognitiva più profonda e distintiva, e si "aggancia" alla memoria in modo più solido. Lo psicologo Robert Hunt, in una rilettura critica pubblicata nel 1995, ha sottolineato che il punto chiave non è tanto la rarità in sé, quanto la distintività: ciò che cattura l'attenzione perché si differenzia dal contesto in cui è immerso.

Da un punto di vista evolutivo ha senso. Un ambiente uniforme è "rumore di fondo"; ciò che cambia improvvisamente - un movimento, un colore acceso, un suono anomalo - potrebbe essere un'opportunità o un pericolo, e merita di essere notato e ricordato. Il nostro cervello è una macchina formidabile per individuare le eccezioni.

Una figura rossa che spicca in mezzo a tante figure blu identiche
La distintività cattura attenzione e memoria, alla base di pubblicità e design. Credit: foto via Pexels.

Dove lo usano (su di noi) ogni giorno

L'effetto von Restorff è uno dei principi più sfruttati nel marketing, nella pubblicità e nel design. Pensa al pulsante "Acquista ora" colorato di un arancione acceso in mezzo a una pagina sobria: è progettato per essere l'elemento isolato, quello che l'occhio nota e che la mente ricorda. Lo stesso vale per il prodotto messo in evidenza in un listino, per la frase scritta in grassetto in un testo, o per lo slogan ripetuto in un modo inatteso.

I professionisti dell'esperienza utente conoscono bene questo meccanismo: come spiega un articolo del Nielsen Norman Group, gruppo di riferimento per la progettazione delle interfacce, evidenziare un solo elemento ne aumenta la memorabilità, ma esagerare con gli elementi "speciali" annulla l'effetto: se tutto spicca, niente spicca più. La distintività funziona proprio perché è un'eccezione.

Una memoria fatta di eccezioni

Vale la pena chiarire cosa rende speciale questo effetto rispetto ad altri principi della memoria. Non si tratta semplicemente di ricordare meglio le prime o le ultime cose di un elenco - fenomeni noti come effetto primacy e recency - ma di ricordare ciò che occupa una posizione qualunque, purche' sia diverso dal resto. La distintivita' vince anche sull'ordine.

Un esempio quotidiano lo conoscono bene gli automobilisti: tra decine di cartelli stradali uguali, quello dal colore o dalla forma insolita e' l'unico che si imprime davvero. Lo stesso accade con i volti: in una fila di persone vestite allo stesso modo, ricordiamo chi indossa qualcosa di stravagante. L'effetto ha pero' un limite preciso e quasi paradossale: funziona solo finche' resta un'eccezione. In un mondo in cui tutto urla per attirare la nostra attenzione - notifiche, colori accesi, titoli sensazionali - il rischio e' che lo sfondo diventi cosi' rumoroso da rendere impossibile, per qualsiasi cosa, spiccare davvero.

Come usarlo a tuo favore

L'effetto von Restorff non è solo uno strumento di persuasione: può diventare un alleato dello studio e della memoria. Quando si prendono appunti, evidenziare con un colore le informazioni davvero cruciali (e solo quelle) aiuta a ritrovarle e a fissarle. Associare un concetto astratto a un'immagine bizzarra o a un esempio insolito lo rende più memorabile, perché lo trasforma nell'elemento isolato della nostra mente. È la stessa logica delle tecniche mnemoniche, che da secoli legano i ricordi a immagini stravaganti.

La lezione finale, riassunta anche nella scheda enciclopedica dedicata al fenomeno, è che la nostra memoria non archivia tutto allo stesso modo: privilegia ciò che spezza lo schema. Quasi un secolo dopo lo studio di Hedwig von Restorff, questa intuizione resta sorprendentemente attuale, e spiega perché certe cose ci restano impresse mentre mille altre, viste mille volte, svaniscono nel nulla.

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