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Psicologia

Euristica della disponibilità: perché temiamo i rischi sbagliati

Giudichiamo probabile ciò che ricordiamo facilmente: come la scorciatoia mentale descritta da Tversky e Kahneman distorce la nostra percezione del pericolo.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Una pila di giornali, simbolo dell'informazione che alimenta l'euristica della disponibilità
Una pila di giornali, simbolo dell'informazione che alimenta l'euristica della disponibilità

Abbiamo più paura di volare in aereo che di salire in automobile, eppure le statistiche dicono che l'auto è enormemente più pericolosa. Temiamo gli attacchi di squalo, gli attentati o i rapimenti, mentre sottovalutiamo rischi quotidiani molto più probabili. Perché la nostra percezione del pericolo è così distorta? La risposta sta in una scorciatoia mentale che il nostro cervello usa di continuo: l'euristica della disponibilità. È uno dei più potenti e comuni errori di ragionamento, e condiziona molte delle nostre decisioni quotidiane.

Una scorciatoia per giudicare le probabilità

L'euristica della disponibilità fu descritta nel 1973 dai due psicologi israeliani Amos Tversky e Daniel Kahneman, padri della moderna scienza delle decisioni. Il principio è semplice: quando dobbiamo stimare quanto è probabile o frequente un evento, non facciamo calcoli statistici, ma ci basiamo su quanto facilmente ci vengono in mente degli esempi. Più un evento è facile da ricordare, più lo giudichiamo comune. È una scorciatoia spesso utile e rapida, ma che può portarci a conclusioni clamorosamente sbagliate.

Il problema è che la facilità con cui ricordiamo qualcosa non dipende solo dalla sua reale frequenza. Eventi vividi, drammatici, recenti o carichi di emozione si imprimono nella memoria molto più di quelli ordinari. Così tendiamo a sovrastimare ciò che è memorabile e a sottostimare ciò che è banale, anche quando quest'ultimo è statisticamente molto più diffuso.

Una persona cambia canale guardando il telegiornale in salotto
I media danno grande risalto agli eventi rari e drammatici, rendendoli «disponibili» nella nostra mente. Foto di Nothing Ahead su Pexels.

Il ruolo dei media nella paura

L'esempio più chiaro è il modo in cui valutiamo i rischi. Un disastro aereo occupa le prime pagine di tutti i giornali e apre i telegiornali per giorni; i migliaia di incidenti stradali quotidiani, invece, raramente fanno notizia. Di conseguenza, gli incidenti aerei sono molto più «disponibili» nella nostra memoria, e ci sembrano più probabili di quanto siano. Lo stesso vale per attacchi di squalo, atti di terrorismo o malattie rare ma spettacolari: la loro forte copertura mediatica gonfia la nostra percezione del pericolo.

Al contrario, le cause di morte più comuni — molte malattie croniche, gli incidenti domestici — ricevono poca attenzione e ci appaiono meno minacciose di quanto siano realmente. Come spiega anche la voce enciclopedica dedicata all'euristica della disponibilità, la nostra mappa mentale dei rischi è modellata più dai mezzi di informazione che dai dati reali.

Veduta dell'ala di un aereo dal finestrino sopra le nuvole
Temiamo l'aereo più dell'auto, anche se volare è statisticamente molto più sicuro: è l'euristica della disponibilità in azione. Foto di Brady Knoll su Pexels.

Un esperimento classico

Tversky e Kahneman dimostrarono l'effetto con un esperimento ormai celebre. Chiesero alle persone se, nella lingua inglese, ci fossero più parole che iniziano con la lettera «K» oppure più parole con la «K» in terza posizione. La maggior parte rispondeva «che iniziano con K», semplicemente perché è molto più facile ricordare parole in base alla loro lettera iniziale. In realtà, le parole con la K in terza posizione sono più numerose. La risposta sbagliata non dipendeva da ignoranza, ma proprio dalla diversa «disponibilità» dei due tipi di parola nella memoria.

Questo e altri studi furono raccolti nel celebre articolo «Judgment under Uncertainty», pubblicato sulla rivista Science nel 1974, che inaugurò un intero filone di ricerca sui cosiddetti bias cognitivi, gli errori sistematici del pensiero. Quel lavoro avrebbe poi contribuito ad assegnare a Daniel Kahneman il premio Nobel per l'economia nel 2002.

Quanto pesa nella vita di tutti i giorni

L'euristica della disponibilità non riguarda solo le grandi paure, ma anche le scelte minute. Dopo aver saputo di un furto avvenuto nel quartiere, all'improvviso ci sembra che i furti siano in aumento ovunque, e magari acquistiamo un sistema d'allarme. Subito dopo un incidente aereo molto coperto dai media, le prenotazioni dei voli calano, mentre la sicurezza reale del volare non è cambiata di un millimetro. Allo stesso modo, se conosciamo personalmente qualcuno che ha vinto a una lotteria, tendiamo a sovrastimare le nostre probabilità di vincere. Pubblicitari e comunicatori conoscono bene questo effetto: un singolo aneddoto vivido e ben raccontato può convincere più di mille dati statistici, proprio perché resta «disponibile» nella memoria.

Perché esiste questa scorciatoia

Se l'euristica della disponibilità ci induce in errore, perché il cervello la usa? La risposta è che, nella maggior parte delle situazioni quotidiane, funziona benissimo. Affidarsi alla facilità con cui ricordiamo qualcosa è un modo rapidissimo per orientarsi senza dover analizzare montagne di dati. È un esempio di quel pensiero «veloce», intuitivo e automatico, che ci permette di prendere decisioni in pochi istanti. I problemi nascono quando applichiamo questa scorciatoia a contesti in cui la nostra memoria è distorta — per esempio dai media — e finiamo per scambiare ciò che è facile da immaginare con ciò che è davvero probabile.

Come difendersi

Conoscere l'esistenza di questo meccanismo è già un buon antidoto. Di fronte a una paura o a una stima «di pancia», possiamo fermarci e chiederci: questa impressione si basa su dati reali, o solo su qualche episodio che ricordo bene perché era impressionante? Cercare statistiche affidabili, diffidare delle emozioni alimentate dalle notizie più sensazionali e ragionare in termini di frequenze reali aiuta a correggere il tiro. Come ricorda anche la scheda dell'Enciclopedia Britannica, l'euristica della disponibilità non si può «spegnere», ma imparare a riconoscerla ci rende decisori più lucidi. In un mondo che ci bombarda di immagini drammatiche, distinguere ciò che ci colpisce da ciò che è statisticamente vero è una delle abilità più preziose che possiamo coltivare.

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