Curiosando si impararivista di curiosità

Psicologia

La regola del picco-fine: ecco come ricordiamo le esperienze

Perche il momento piu intenso e la conclusione contano piu della durata

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Immagine astratta che evoca la mente e la memoria con forme luminose e intrecciate
Immagine astratta che evoca la mente e la memoria con forme luminose e intrecciate

La regola del picco-fine (in inglese peak-end rule) e una delle scoperte piu sorprendenti della psicologia del ricordo: quando giudichiamo un'esperienza passata, la nostra mente non calcola una media onesta di tutto cio che abbiamo provato. Si concentra invece su due soli istanti, il momento di massima intensita, il cosiddetto picco, e la sua conclusione, la fine. Quanto e durata l'esperienza, paradossalmente, conta pochissimo. Questo fenomeno, individuato dallo psicologo premio Nobel Daniel Kahneman e dai suoi collaboratori negli anni Novanta, cambia il modo in cui comprendiamo memoria, dolore, felicita e perfino le nostre decisioni.

L'esperimento del freddo: quando piu dolore viene preferito a meno

Il primo studio chiave fu pubblicato nel 1993 sulla rivista Psychological Science da Daniel Kahneman, Barbara Fredrickson, Charles Schreiber e Donald Redelmeier, con il titolo eloquente When More Pain Is Preferred to Less: Adding a Better End. L'esperimento, oggi noto come cold-pressor (test del freddo), chiedeva ai partecipanti di immergere una mano in acqua gelida.

Nella prova breve i soggetti tenevano la mano in acqua a 14 gradi centigradi per 60 secondi. Nella prova lunga ripetevano gli stessi 60 secondi a 14 gradi, ma poi tenevano la mano nell'acqua per altri 30 secondi mentre la temperatura veniva alzata leggermente a 15 gradi: ancora dolorosa, ma per la maggior parte un po' meno. Razionalmente, la prova lunga contiene esattamente lo stesso dolore della breve piu altro dolore aggiuntivo. Eppure, quando fu chiesto quale prova ripetere, la maggioranza dei partecipanti scelse quella lunga. Avevano vissuto piu sofferenza complessiva, ma ne conservavano un ricordo migliore, perche quella prova finiva in modo meno doloroso.

La colonscopia: la prova nel mondo reale

La dimostrazione piu celebre arrivo nel 1996, quando Donald Redelmeier e Daniel Kahneman pubblicarono sulla rivista Pain lo studio Patients' memories of painful medical treatments (volume 66, pagine 3-8). I ricercatori seguirono 154 pazienti sottoposti a colonscopia, una procedura allora spesso molto dolorosa, chiedendo loro di registrare in tempo reale l'intensita del dolore ogni 60 secondi.

Il risultato fu netto: il giudizio retrospettivo dei pazienti sul dolore totale era fortemente correlato con il picco di intensita e con il dolore degli ultimi minuti della procedura, mentre la durata complessiva era quasi irrilevante. Un esame breve ma con un finale brusco poteva lasciare un ricordo peggiore di un esame piu lungo che si concludeva in modo graduale e meno intenso. Questa indifferenza al tempo trascorso ha un nome preciso: trascuratezza della durata (in inglese duration neglect).

Sequenza di espressioni facciali che mostrano emozioni diverse, dalla gioia al disagio
Sono i momenti emotivamente piu intensi a dominare cio che ricordiamo. Foto: Gratisography / Pexels

Il se che vive e il se che ricorda

Per dare senso a questi risultati, Kahneman ha proposto nel suo celebre libro del 2011 Pensieri lenti e veloci (titolo originale Thinking, Fast and Slow) la distinzione tra due "se" che convivono in noi.

Il se che vive (experiencing self) e quello che abita il presente, prova le sensazioni momento per momento e poi le lascia andare. Il se che ricorda (remembering self) e invece il narratore della nostra vita: conserva picchi, finali e momenti salienti, ma scarta gran parte del resto. Kahneman osserva che, quando scegliamo le esperienze future, non scegliamo davvero tra esperienze, ma tra ricordi di esperienze.

Io sono il mio se che ricorda, e il se che vive, quello che fa il mio vivere, e per me come un estraneo.

E un'osservazione spiazzante: il se che ricorda puo spingerci verso scelte che procurano piu sofferenza complessiva al se che vive, semplicemente perche lasciano una storia piu accettabile da raccontare.

Attenzione a non confonderla con l'effetto posizione seriale

La regola del picco-fine viene spesso confusa con un altro fenomeno della memoria, l'effetto posizione seriale (serial position effect), studiato gia alla fine dell'Ottocento da Hermann Ebbinghaus. Ma si tratta di due cose ben distinte, e vale la pena tenerle separate.

  • Effetto posizione seriale: riguarda il ricordo di liste di elementi discreti. Tendiamo a ricordare meglio i primi elementi (effetto primacy) e gli ultimi (effetto recency), peggio quelli centrali. E una questione di quali voci riusciamo a recuperare da una sequenza.
  • Regola del picco-fine: riguarda la valutazione emotiva di un'esperienza continua nel tempo, come un esame medico o una vacanza. Non descrive quali dettagli ricordiamo, ma quanto giudichiamo piacevole o spiacevole l'intero episodio.

In altre parole: la recency dice che gli ultimi elementi di una lista sono piu facili da rievocare; il picco-fine dice che gli ultimi istanti di un'esperienza pesano in modo sproporzionato sul verdetto emotivo finale. Sono due strumenti diversi della stessa mente.

Linea del tempo astratta che rappresenta lo scorrere e la durata di un'esperienza
Per il se che ricorda, la durata di un'esperienza conta molto meno del suo punto culminante e del suo finale. Foto: Ann H / Pexels

Perche conoscerla cambia le cose

La regola del picco-fine ha applicazioni concrete. In medicina, comprendere che un finale meno doloroso migliora il ricordo complessivo di una procedura puo aiutare i pazienti ad affrontare meglio esami futuri. Nel mondo dei servizi e dell'ospitalita, le aziende sanno che curare il momento culminante e soprattutto la conclusione di un'esperienza, l'ultimo contatto, il commiato, conta piu di mille dettagli intermedi. E nella vita di tutti i giorni, sapere che il nostro se che ricorda e un narratore parziale ci invita a una sana diffidenza verso i nostri stessi giudizi.

Per approfondire, si possono consultare l'analisi della Decision Lab sulla peak-end rule e la voce enciclopedica della Wikipedia in lingua inglese, che raccolgono le fonti originali. La lezione di fondo resta sorprendente: non viviamo nei nostri ricordi, eppure sono i ricordi a guidare gran parte delle nostre scelte.

Una buona curiosità ogni mattina

Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.

Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.


Da scoprire

Continua a leggere

Altre storie che ti potrebbero piacere, scelte per te