Curiosando si impararivista di curiosità

Storie

Beryl Markham, 4 settembre 1936: la prima donna a traversare l'Atlantico in solitario da est a ovest

Volava contro i venti dominanti, da Abingdon a Sydney (Nova Scotia), su un Vega Gull di legno e tela. Vent'ore di pioggia, vento, ghiaccio nel carburatore. Per anni la sua impresa rimase nell'ombra di Amelia Earhart.

di Andrea Bertolotti··5 min di lettura
Beryl Markham nel 1936, anno della sua traversata atlantica in solitario
Beryl Markham nel 1936, anno della sua traversata atlantica in solitario

Alle 18:50 di venerdì 4 settembre 1936, dal campo militare di RAF Abingdon, nella contea inglese di Oxford, decolla un piccolo aereo da turismo Percival Vega Gull, monomotore di legno e tela, con il numero di registrazione VP-KCC. Si chiama The Messenger, è dipinto in azzurro chiaro, ha un motore Gipsy Six da 200 cavalli e a bordo trasporta otto serbatoi supplementari per un totale di 1.900 litri di benzina. Al comando c'è Beryl Markham, 33 anni, kenyota di adozione, addestratrice di cavalli da corsa, prima donna africana a ottenere un brevetto da pilota commerciale. Direzione: New York. Nessun pilota ha ancora compiuto una traversata in solitario dell'Atlantico nella direzione che lei sta tentando — la più difficile, contro i venti dominanti che soffiano da ovest. La maggior parte di chi ci aveva provato era morto.

L'aviatrice Beryl Markham nel 1936, anno della traversata atlantica
Beryl Markham fotografata nel 1936, anno della sua impresa atlantica. Credit: Bain News Service / Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Un'infanzia tra i Nandi e i cavalli

Beryl Clutterbuck (Markham era il cognome del secondo marito) era nata il 26 ottobre 1902 a Leicester, in Inghilterra. A quattro anni il padre Charles, un ufficiale che aveva fatto fortuna con l'allevamento di cavalli, la portò in Kenya, allora protettorato britannico, in una fattoria a Njoro vicino al Lago Nakuru. Cresciuta tra i pastori della tribù Nandi, parlava swahili, kalenjin e kikuyu meglio dell'inglese; cacciava i giavellotti, dormiva con un fucile sotto il letto per le iene, sopravvisse a un attacco di un leone tenuto in gabbia. A 17 anni il padre fallì e tornò in Inghilterra. Beryl restò in Kenya e si guadagnò da vivere addestrando cavalli da corsa: nel 1922 divenne la prima donna in Africa a ricevere una licenza professionale di addestratore. Sei dei suoi cavalli vinsero il Kenya Derby. Frequentava i salotti coloniali di Karen Blixen, l'autrice di La mia Africa, ed ebbe relazioni con suo marito Bror Blixen e con il pilota Tom Black, che le insegnò a volare nel 1929.

Diventare pilota in Kenya

Nei primi anni '30 Beryl Markham fondò a Nairobi una piccola compagnia di voli charter, trasportando posta e medici nelle riserve interne, scaricando contrabbando di malta, individuando dall'alto branchi di elefanti per i safari. La scheda biografica della Britannica ricorda che mandava messaggi a Bror Blixen, che lavorava come guida di safari a terra, calando dall'aereo nastri di seta colorati e pesati. Nel 1934 si trasferì in Inghilterra per conseguire le licenze più alte, lasciando il Kenya con un piano segreto: dimostrare che il volo commerciale verso le Americhe era possibile anche dalla direzione apparentemente più ostica. L'idea era anche commerciale: il magnate scozzese John Carberry le aveva promesso un premio di 10.000 sterline (l'equivalente di un milione di oggi) se ci fosse riuscita.

Venti ore di pioggia, vento e ghiaccio

Quando Beryl alzò il Vega Gull dalla pista di Abingdon, la pressione barometrica era in caduta, una tempesta avanzava sull'Atlantico settentrionale. Niente radio bidirezionale, niente strumenti per il volo cieco, niente girobussola. La cronologia del volo ricostruita dagli archivi storici dell'aviazione documenta che la mappa di navigazione le volò via dal finestrino dopo pochi minuti; per le successive venti ore Beryl volò principalmente al magnetico e a stima, sopra una coperta di nuvole spesso impenetrabile, in mezzo a temporali, con onde di vento contrario fino a 70 km/h. Il problema più grave fu il ghiaccio: la temperatura in quota scese sotto lo zero, e a tre riprese il sistema di alimentazione della benzina si tappò di cristalli formatisi nelle prese d'aria del carburatore. Ogni volta Markham fece scendere bruscamente l'aereo per scioglierli col motore al massimo. La sua rotta, ricostruita oggi dagli aviatori storici della Royal Aero Club, descrive una curva imperfetta sull'oceano, costantemente spostata a sud rispetto al rotta ideale.

L'atterraggio forzato in Nova Scotia

Alle 14:30 ora locale del 5 settembre 1936, dopo 20 ore e 12 minuti di volo, Beryl Markham vide finalmente terra: la costa della Nova Scotia, in Canada. Avrebbe dovuto proseguire fino a New York, ma le rimaneva ormai poco carburante e il sistema di alimentazione ghiacciato. Atterrò in emergenza in un pantano di torba a Baleine Cove, sull'isola di Cape Breton, sbalzando in avanti contro il quadrante strumenti. Battè la testa, perse coscienza per pochi secondi e poi uscì da sola dall'aereo, sanguinando dalla fronte. Trovò un pescatore locale che la accompagnò alla fattoria più vicina. Un radioamatore segnalò la sua presenza, e il giorno dopo era già celebrità mondiale: Beryl Markham era stata la prima donna a traversare l'Atlantico in solitario da est a ovest, e il quinto pilota in assoluto. Il magnate Carberry, però, non le diede mai le 10.000 sterline promesse: sostenne che lei avesse violato il contratto non arrivando fino a New York.

Beryl Markham accanto al suo Vega Gull prima della partenza per la traversata atlantica
Beryl Markham accanto al Percival Vega Gull 'The Messenger', poco prima della partenza dall'aeroporto di RAF Abingdon, settembre 1936. Credit: Wikimedia Commons (pubblico dominio).

West with the Night, il libro dimenticato e poi riscoperto

Nel 1942 Markham pubblicò la sua autobiografia, West with the Night, scritta in California dove si era trasferita dopo aver lavorato a Hollywood come consulente tecnico. Il libro vendette poco e venne presto dimenticato. Fu solo nel 1982 che il pescatore americano George Gutekunst, lettore di Ernest Hemingway, scoprì in una lettera dello scrittore una citazione: "Did you read Beryl Markham's book, West with the Night? She has written so well, and marvelously well, that I was completely ashamed of myself as a writer. I felt that I was simply a carpenter with words, picking up whatever was furnished on the job and nailing them together and sometimes making an okay pigpen. But [she] really can write rings around all of us". Gutekunst convinse l'editore californiano North Point Press a ristampare il libro. La cronaca del successivo bestseller riporta che West with the Night diventò un caso letterario internazionale; al momento della morte di Markham nel 1986 a Nairobi, povera e dimenticata da decenni, il suo libro era nella lista dei più venduti del New York Times.

Una vita di prima volte

Oltre alla traversata atlantica, Beryl Markham fu la prima donna a ricevere una licenza commerciale di pilota in Kenya (1933), la prima donna a sorvolare in solitario l'Africa del Sud (1934), la prima a usare l'aereo per individuare branchi di elefanti dall'aria per i safari. Si sposò tre volte, ebbe relazioni note (anche con il principe Henry, fratello minore di re Edoardo VIII), allevò cavalli da corsa fino agli anni '70. Morì a 83 anni in Kenya, in un cottage di un appartamento di Nairobi, dopo essere caduta. Il suo Vega Gull è oggi esposto al Royal Air Force Museum di Hendon, a Londra. La frase con cui apre West with the Night resta una delle più belle dell'aviazione: "Speak of a Northern Spring as the gods speak of paradise. And then go, and pay the price".

Una buona curiosità ogni mattina

Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.

Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.


Da scoprire

Continua a leggere

Altre storie che ti potrebbero piacere, scelte per te