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Eunice Foote: la scienziata che scoprì l'effetto serra nel 1856 (e fu cancellata)

Tre anni prima di Tyndall, un'americana dimostrò che l'anidride carbonica intrappola il calore del Sole.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Riproduzione dell'apparato sperimentale con cilindri di vetro usato da Eunice Foote nel 1856
Riproduzione dell'apparato sperimentale con cilindri di vetro usato da Eunice Foote nel 1856

Nei manuali, la scoperta che l'anidride carbonica intrappola il calore — il principio dell'effetto serra — viene di solito attribuita al fisico irlandese John Tyndall, che la dimostrò con esperimenti rigorosi nel 1859. Ma tre anni prima, dall'altra parte dell'Atlantico, una donna americana era arrivata alla stessa conclusione con mezzi modesti e una mente acutissima. Si chiamava Eunice Newton Foote, e per oltre un secolo e mezzo il suo nome è stato cancellato dalla storia della scienza.

Due cilindri, due termometri, un'intuizione

Foote, nata nel 1819, era una scienziata dilettante e attivista per i diritti delle donne. Nel 1856 condusse un esperimento semplice ed elegante. Riempì alcuni cilindri di vetro con gas diversi — aria comune, idrogeno, anidride carbonica — vi inserì dei termometri e li espose alla luce del Sole. Poi misurò quale si scaldasse di più e si raffreddasse più lentamente.

Il risultato fu netto: il cilindro contenente anidride carbonica raggiungeva la temperatura più alta e tratteneva il calore più a lungo. Da questa osservazione Foote trasse una conclusione di portata enorme, scrivendo che un'atmosfera ricca di quel gas avrebbe dato alla Terra una temperatura più elevata. In poche righe aveva intuito il legame tra la composizione dell'aria e il clima del pianeta, fondamento di tutta la climatologia moderna.

Prima pagina dell'articolo scientifico di Eunice Foote del 1856
L'articolo "Circumstances Affecting the Heat of the Sun's Rays", pubblicato da Foote nel 1856. Credit: Wikimedia Commons, pubblico dominio.

Una scienziata senza voce

Il suo studio, intitolato Circumstances Affecting the Heat of the Sun's Rays, fu presentato nell'agosto 1856 al congresso dell'American Association for the Advancement of Science. Ma Foote non poté leggerlo di persona: in quanto donna, non le era permesso parlare davanti all'assemblea. A illustrare il suo lavoro fu lo scienziato Joseph Henry, primo segretario dello Smithsonian Institution. L'articolo fu poi pubblicato sull'American Journal of Science and Arts, ma non ebbe seguito.

Tre anni dopo, John Tyndall pubblicò i suoi celebri esperimenti sull'assorbimento del calore da parte dei gas, più precisi e completi, e non citò mai il lavoro di Foote. Non sappiamo se ne conoscesse l'esistenza; certo è che la storia ricordò lui e dimenticò lei. Foote, intanto, era anche una protagonista del movimento femminista: nel 1848 aveva firmato la Declaration of Sentiments a Seneca Falls, l'atto fondativo della lotta per i diritti delle donne negli Stati Uniti.

Il ritorno dall'oblio

Per oltre 150 anni il nome di Eunice Foote scomparve dai libri. La riscoperta si deve a un geologo in pensione, Raymond Sorenson, che nel 2010 si imbatté per caso in un vecchio resoconto dell'esperimento e ne pubblicò la storia, riportando in luce la priorità della scienziata. Da allora, come ha ricostruito anche un'ampia inchiesta di Carbon Brief, Foote è stata progressivamente riconosciuta come la prima persona ad aver collegato sperimentalmente l'anidride carbonica al riscaldamento dell'atmosfera.

Foote contro Tyndall: una questione di priorità

Il confronto con John Tyndall è inevitabile, e gli storici della scienza lo hanno studiato a fondo. Tyndall, lavorando a Londra dal 1859, costruì uno strumento molto più sofisticato e misurò con precisione l'assorbimento del calore radiante da parte di diversi gas, individuando nel vapore acqueo e nell'anidride carbonica i principali "gas serra". Il suo lavoro fu sperimentalmente superiore a quello di Foote e fornì le basi quantitative della climatologia. Ma sul piano dell'intuizione, la priorità resta della scienziata americana, che tre anni prima aveva già collegato la CO2 al riscaldamento dell'atmosfera. Uno studio dello storico Roland Jackson pubblicato sulle Notes and Records of the Royal Society ha esaminato in dettaglio la questione, concludendo che non esistono prove che Tyndall conoscesse il lavoro di Foote, ma che la sua omissione contribuì comunque a cancellarne il ruolo.

La frase chiave dell'articolo di Foote è di una lucidità sorprendente per il 1856: un'atmosfera con una maggiore proporzione di anidride carbonica, scrisse, darebbe alla Terra una temperatura più alta. È, in nuce, la spiegazione del riscaldamento globale che la scienza avrebbe confermato e quantificato solo nel secolo successivo. E Foote non fu soltanto una pioniera del clima: condusse anche esperimenti sull'elettricità statica e fu una convinta attivista, firmataria della Declaration of Sentiments di Seneca Falls del 1848, il documento fondatore del movimento per i diritti delle donne negli Stati Uniti. La sua doppia identità di scienziata e di attivista racconta bene le difficoltà di una donna che voleva fare ricerca in un'epoca che glielo impediva quasi del tutto.

Resta da chiedersi quante altre scoperte abbiano subito la stessa sorte. La storia della scienza è costellata di contributi marginalizzati per il genere, la classe sociale o la nazionalità di chi li firmava. Il recupero della figura di Foote ha incoraggiato gli storici a riesaminare gli archivi alla ricerca di altri nomi dimenticati, in un lavoro di giustizia tardiva che è anch'esso parte del metodo scientifico.

La sua riabilitazione è arrivata in un momento storico carico di significato: proprio mentre il mondo fa i conti con il cambiamento climatico, scopriamo che la prima a intuirne il meccanismo fu una donna a cui non fu nemmeno concesso di leggere il proprio articolo. La vicenda di Eunice Foote è insieme un capitolo affascinante di storia della scienza e un monito su quante scoperte siano state silenziate non perché sbagliate, ma perché fatte dalla persona "sbagliata".

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