Storie
Noor Inayat Khan: la principessa indiana che spiò per gli Alleati
Scrittrice di fiabe e prima radiotelegrafista donna nella Francia occupata, pagò con la vita il suo coraggio

Noor Inayat Khan non sembrava la persona destinata a diventare una spia. Nata a Mosca il 1º gennaio 1914, discendente del sultano indiano Tipu Sultan, cresciuta tra Londra e Parigi, era una musicista delicata e una scrittrice di fiabe per bambini. Eppure, nel 1943, fu lei la prima radiotelegrafista donna inviata dal Regno Unito nella Francia occupata dai nazisti. Per molti mesi tenne in vita le comunicazioni della Resistenza con Londra, fino alla cattura, alla prigionia e all'esecuzione a Dachau. La sua storia, a lungo dimenticata, è oggi celebrata come uno degli atti di coraggio più puri della Seconda guerra mondiale.

Una principessa tra fiabe e musica
Noor era figlia di Hazrat Inayat Khan, un musicista e maestro sufi indiano discendente, per via paterna, di Tipu Sultan, il "Tigre del Mysore" che combatté gli inglesi nel XVIII secolo. La madre, Ameena Begum, era un'americana del New Mexico nata Ora Ray Baker. La famiglia visse a Londra durante la Prima guerra mondiale e poi si stabilì a Suresnes, vicino Parigi.
Nella capitale francese Noor studiò musica all'École Normale de Musique e psicologia infantile alla Sorbona. Crebbe in un ambiente improntato alla nonviolenza e alla spiritualità, e si fece conoscere come autrice per l'infanzia: nel 1939 pubblicò a Londra Twenty Jataka Tales, una raccolta di racconti tratti dalla tradizione buddhista, e scrisse anche per Le Figaro. Nulla, nei suoi primi venticinque anni, lasciava presagire la vita clandestina che l'attendeva. La scheda biografica dell'Encyclopaedia Britannica conferma queste origini e la sua formazione parigina.
L'arruolamento nel SOE
Quando la Germania invase la Francia nel 1940, Noor fuggì con la famiglia in Inghilterra. Decisa a opporsi al nazismo, si arruolò nella Women's Auxiliary Air Force (WAAF) e fu addestrata come operatrice radio. Il suo francese impeccabile e le competenze nella radiotelegrafia attirarono l'attenzione dello Special Operations Executive (SOE), l'organizzazione segreta creata da Winston Churchill per "appiccare il fuoco all'Europa" sostenendo la resistenza nei territori occupati. Alcuni istruttori dubitarono di lei, giudicandola troppo gentile e sognatrice per il lavoro clandestino; altri ne riconobbero invece la determinazione e la lealtà incrollabile. Fu proprio la sua tenacia, più della prudenza, a guidarne le scelte successive.
Reclutata nel 1943 con il nome in codice "Madeleine", Noor fu inviata in Francia il 16 giugno 1943. L'Imperial War Museum, che ne conserva i documenti personali, la ricorda come la prima radiotelegrafista donna spedita dal Regno Unito nella Francia occupata. Fu assegnata alla rete "Prosper" (nota anche come "Physician/Cinema") della sezione F del SOE, attiva nell'area di Parigi.

Sola a Parigi
Il compito di un radiotelegrafista era tra i più pericolosi della guerra clandestina: trasmettere messaggi tra la Resistenza e Londra significava esporsi ai furgoni-radiogoniometri tedeschi, che pattugliavano le strade per intercettare le emittenti clandestine. L'aspettativa di vita media di un operatore radio nella Francia occupata si misurava in poche settimane, e ogni trasmissione poteva essere l'ultima. Per ridurre il rischio bisognava cambiare di continuo alloggio, limitare la durata dei collegamenti e nascondere l'ingombrante apparecchiatura. Il Second World War Experience Centre, che ne documenta la biografia, ricorda quanto fosse temeraria la scelta di restare al suo posto.
Poco dopo l'arrivo di Noor, la rete Prosper fu travolta da una serie di arresti. Molti agenti furono catturati e Londra le offrì di rientrare. Lei rifiutò: rimase, diventando di fatto l'unica radiotelegrafista del SOE ancora operativa nell'area di Parigi. Continuò a trasmettere spostandosi di continuo, con la pesante radio nascosta in una valigia, mantenendo aperto un canale vitale di comunicazione mentre la rete intorno a lei crollava. La sua vicenda è ricostruita anche dai National Archives britannici, che conservano i fascicoli ufficiali del SOE.
Tradimento, prigionia ed esecuzione
Tradita e individuata, Noor fu arrestata dalla Gestapo a Parigi nell'ottobre 1943. Tentò la fuga più di una volta. Classificata come prigioniera pericolosa, fu deportata in Germania e rinchiusa nel carcere di Pforzheim, in isolamento e in catene, per circa dieci mesi. Nonostante le condizioni durissime e gli interrogatori, non rivelò informazioni utili ai nazisti né tradì i suoi compagni. La Gestapo, secondo le ricostruzioni del dopoguerra, riuscì a sfruttare la sua radio per inviare a Londra falsi messaggi, ma il sacrificio personale di Noor restò totale.
Il 12 settembre 1944 fu trasferita al campo di concentramento di Dachau insieme ad altre tre agenti del SOE. La mattina del 13 settembre 1944 fu giustiziata. Secondo la tradizione tramandata dalle testimonianze, la sua ultima parola fu "Liberté!".
La memoria di un'eroina
Il valore di Noor Inayat Khan fu riconosciuto solo dopo la sua morte. La Francia le conferì la Croix de Guerre con stella d'argento dorato nel 1946; nel 1949 il Regno Unito le assegnò la George Cross, la più alta onorificenza civile britannica al valore, riservata ad atti di coraggio straordinario. Fu una delle pochissime donne a riceverla; la medaglia è oggi esposta al Royal Air Force Museum.
Nel novembre 2012, a Gordon Square, nel cuore di Londra, fu inaugurato un busto in suo onore, opera della scultrice Karen Newman: il primo monumento dedicato nel Regno Unito a una donna di origine asiatica e il primo a un'eroina musulmana. La biografa Shrabani Basu, autrice di Spy Princess: The Life of Noor Inayat Khan, ha guidato la campagna per restituirle il posto che merita nella memoria collettiva. Oggi la principessa che scriveva fiabe è ricordata come una delle voci più coraggiose della Resistenza europea.
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