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Shackleton e l'Endurance: la straordinaria sopravvivenza in Antartide

Come 28 uomini si salvarono dopo che la nave fu schiacciata dai ghiacci del Mare di Weddell

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
La nave Endurance a vele spiegate fotografata da Frank Hurley durante la spedizione antartica di Shackleton
La nave Endurance a vele spiegate fotografata da Frank Hurley durante la spedizione antartica di Shackleton

La storia di Ernest Shackleton e della nave Endurance in Antartide è considerata una delle piu grandi imprese di sopravvivenza nella storia dell'esplorazione polare. Tra il 1914 e il 1917 la Spedizione Imperiale Trans-Antartica tentò la prima traversata via terra del continente antartico: il piano fallì completamente, eppure tutti i ventotto uomini imbarcati tornarono vivi. Non fu la conquista a renderla leggendaria, ma il modo in cui un capo seppe riportare a casa i suoi uomini attraverso il ghiaccio, il mare e la roccia.

Una nave costruita per il ghiaccio, intrappolata dal ghiaccio

L'Endurance era un veliero a tre alberi varato in Norvegia il 17 dicembre 1912, originariamente chiamato Polaris e progettato per navigare tra i ghiacci. Shackleton la ribattezzò Endurance, ispirandosi al motto di famiglia "By endurance we conquer" ("Con la resistenza vinciamo"). A bordo, raccontano la Royal Geographical Society e gli archivi della spedizione, c'erano ventotto uomini: esploratori, marinai, scienziati e perfino un clandestino.

Entrata nel Mare di Weddell, la nave fu progressivamente bloccata dalla banchisa. Entro il 19 gennaio 1915 l'Endurance era completamente imprigionata nel ghiaccio, trascinata dalle correnti senza piu potersi muovere. Per mesi l'equipaggio attese che il disgelo la liberasse, ma la pressione dei ghiacci aumentava. La nave fu lentamente stritolata e affondò nel novembre 1915, lasciando gli uomini accampati sulla banchisa alla deriva, a centinaia di chilometri da qualsiasi terra abitata.

Dalla deriva sul ghiaccio all'Isola Elephant

Per mesi gli uomini sopravvissero sui lastroni di ghiaccio, vivendo in tende e nutrendosi delle scorte e di foche e pinguini. Prima dell'affondamento, Shackleton e i suoi avevano avuto la lucidità di recuperare dalla nave le tre scialuppe di salvataggio, le provviste essenziali e gli strumenti di navigazione: una scelta che si sarebbe rivelata decisiva. Tra le cose salvate c'erano anche alcune lastre fotografiche di Frank Hurley, il fotografo di spedizione le cui immagini hanno reso immortale questa vicenda. Quando la banchisa cominciò a frantumarsi, gli uomini calarono in mare le scialuppe e, dopo una traversata estenuante tra i ghiacci alla deriva, raggiunsero la Isola Elephant, un avamposto roccioso e disabitato. Era la prima terraferma sotto i loro piedi da quasi cinquecento giorni, ma era un luogo sperduto dove nessuna nave sarebbe mai passata a cercarli.

L'Endurance schiacciata dai ghiacci e prossima ad affondare nel Mare di Weddell
L'Endurance ormai schiacciata dai ghiacci, poco prima dell'affondamento del novembre 1915. Credito: Frank Hurley, Wikimedia Commons.

La traversata della James Caird, 1300 chilometri di mare aperto

Per cercare soccorso, Shackleton decise di tentare l'impensabile. Con cinque compagni salpò il 24 aprile 1916 a bordo della scialuppa James Caird, lunga circa sette metri, per raggiungere le stazioni baleniere della Georgia del Sud: una rotta di circa 1300 chilometri attraverso uno dei tratti di oceano piu tempestosi del pianeta. La navigazione fu affidata al capitano Frank Worsley, che con un sestante riuscì a fissare la posizione della barca con poche, rarissime osservazioni del sole tra le tempeste.

Dopo circa due settimane di mare furioso, onde gigantesche e attrezzature ricoperte di ghiaccio, la James Caird toccò la costa della Georgia del Sud. Ma erano approdati dalla parte sbagliata dell'isola. Shackleton, Worsley e Tom Crean dovettero allora attraversare a piedi le montagne e i ghiacciai mai mappati dell'interno per raggiungere la stazione baleniera di Stromness. Storici e fonti come la Britannica ricordano che completarono la traversata in circa 36 ore, sfiniti ma vivi.

Tutti salvi: la fine di un'odissea

Da Stromness Shackleton organizzò il soccorso. Dopo diversi tentativi falliti per colpa dei ghiacci, riuscì finalmente a tornare all'Isola Elephant e a recuperare gli uomini lasciati lì ad attendere sotto due scialuppe rovesciate. Il dato che ancora oggi rende celebre questa vicenda è uno solo: tutti i membri della spedizione sopravvissero. Lo sottolineano sia la BBC sia le ricostruzioni storiche degli archivi britannici.

Vale la pena distinguere questa impresa da altre celebri vicende antartiche. Non si tratta della corsa al Polo Sud vinta da Roald Amundsen nel 1911, ne della stazione Amundsen-Scott che oggi sorge al Polo geografico; e non va confusa con la drammatica deriva solitaria di Douglas Mawson, sopravvissuto da solo dopo la perdita dei compagni in un'altra spedizione. La storia dell'Endurance è quella di un fallimento trasformato in salvezza collettiva.

Endurance22: il relitto ritrovato dopo oltre un secolo

Per oltre cento anni il relitto dell'Endurance rimase introvabile sul fondo del Mare di Weddell. La svolta arrivò con la spedizione Endurance22, organizzata dal Falklands Maritime Heritage Trust. Il 5 marzo 2022 i ricercatori, operando dalla nave sudafricana S.A. Agulhas II con veicoli sottomarini autonomi, individuarono il relitto a circa 3008 metri di profondità, a poche miglia dalle coordinate registrate da Worsley al momento dell'affondamento, come documenta il sito ufficiale Endurance22.

La nave fu trovata in piedi sul fondale e in eccezionale stato di conservazione: si distinguono ancora la vernice e il nome "ENDURANCE" sulla poppa. Il relitto è protetto come Sito e Monumento Storico ai sensi del Trattato Antartico.

Cosi una storia iniziata come una sconfitta è diventata, a piu di un secolo di distanza, un simbolo doppiamente potente: l'esempio di una leadership capace di non perdere un solo uomo e la prova che, talvolta, il mare restituisce i suoi tesori a chi sa cercarli con pazienza.

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