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World's 50 Best Beaches 2026: Cala dei Gabbiani terza in Europa
La classifica annunciata il 26 maggio premia la Sardegna: sette spiagge nella top europea, Entalula (Filippine) prima al mondo.

L'Italia balneare ha un nuovo motivo per esultare. Il 26 maggio 2026 è uscita la classifica The World's 50 Best Beaches, l'elenco delle spiagge più belle del pianeta stilato ogni anno da una giuria internazionale, e la Sardegna ne è uscita da protagonista assoluta. La spiaggia di Cala dei Gabbiani, incastonata nella costa di Baunei lungo il Golfo di Orosei, si è piazzata al 18° posto al mondo e sul podio europeo, terza del continente. Un risultato che fotografa un'Italia capace di competere ad armi pari con i paradisi tropicali di Filippine e Caraibi.
Chi ha vinto e dove si è piazzata l'Italia
Il primo posto assoluto è andato a Entalula Beach, nell'arcipelago filippino di El Nido. Ma a sorprendere è la pattuglia italiana: secondo il resoconto pubblicato dal Fatto Quotidiano, nella top 50 mondiale entrano più località tricolori, tutte sarde. Oltre a Cala dei Gabbiani (18ª), figura La Pelosa di Stintino, al 48° posto. Nella graduatoria continentale europea la Sardegna piazza addirittura sette spiagge: dopo Cala dei Gabbiani sul podio arrivano La Pelosa, Tuerredda nel sud dell'isola, Cala Coticcio a Caprera, Is Aruttas nel Sinis, Cala Brandinchi a San Teodoro e Cala Luna, di nuovo nel Golfo di Orosei.
La classifica è curata dal progetto World's 50 Best Beaches, che si avvale di un network di oltre mille esperti e professionisti del turismo balneare sparsi nel mondo, tra giornalisti di viaggio, fotografi specializzati e "beach ambassador". Come riporta anche Il Mattino, i criteri di valutazione premiano biodiversità, tranquillità, livello di conservazione ambientale, qualità del paesaggio e — sempre più decisiva — l'assenza di sovraffollamento. Non basta più, insomma, l'acqua color smeraldo: conta anche quante persone ci sono sopra l'asciugamano accanto.
Cala dei Gabbiani, gioiello di Baunei
Cala dei Gabbiani si raggiunge quasi esclusivamente via mare o con lunghi trekking lungo il Selvaggio Blu, l'itinerario escursionistico che corre sopra le falesie del Golfo di Orosei ed è considerato uno dei più impegnativi d'Italia. Si trova nel territorio del comune di Baunei, in Ogliastra, a pochi passi dalla più celebre Cala Goloritzé, anch'essa monumento naturale dal 1995. Ciottoli bianchissimi, fondali trasparenti e una scogliera a picco che precipita nel turchese: è proprio la difficoltà d'accesso a preservarne l'integrità, e a farle guadagnare punti nei criteri "anti-overtourism" della giuria.
Il riconoscimento non arriva per caso. La Sardegna ha adottato negli ultimi anni misure di tutela severe: dal numero chiuso per alcune spiagge simbolo — come la stessa Goloritzé o La Pelosa, dove si accede su prenotazione con tetti giornalieri di visitatori — al divieto, sancito da una legge regionale, di asportare sabbia, ciottoli e conchiglie, una pratica che a lungo ha impoverito gli arenili più fotografati e che oggi può costare multe salate, controllate persino in aeroporto.
Una classifica diversa dalle Bandiere Blu
Attenzione a non confondere questo premio con le Bandiere Blu, il riconoscimento assegnato dalla FEE (Foundation for Environmental Education) ai Comuni costieri sulla base della qualità delle acque di balneazione, dei servizi e della gestione ambientale. Le due cose misurano aspetti diversi: la Bandiera Blu è una certificazione tecnica e amministrativa che riguarda interi tratti di costa gestiti dai Comuni, con parametri oggettivi e analisi delle acque; The World's 50 Best Beaches è invece una classifica globale di bellezza ed esperienza, votata da esperti internazionali e per natura più soggettiva. Insieme, però, raccontano la stessa storia: il mare italiano resta un patrimonio competitivo su scala planetaria, sia sul piano ambientale sia su quello paesaggistico.
Perché domina la Sardegna
Che a guidare la pattuglia italiana sia ancora una volta la Sardegna non stupisce. L'isola unisce alcune condizioni rare: rocce granitiche e calcaree che frantumandosi producono sabbie chiarissime, fondali poco profondi che amplificano le tonalità del turchese e, soprattutto, lunghi tratti di costa ancora privi di strade e cemento. Sono proprio queste calette difficili da raggiungere — quelle che richiedono una barca o ore di cammino — a centrare i criteri della giuria, sempre più orientati a premiare la natura selvaggia rispetto all'attrezzatura balneare. Altre regioni dal mare straordinario, come la Puglia, la Sicilia o la Liguria delle Cinque Terre, scontano una pressione turistica e una urbanizzazione costiera che, nei parametri anti-overtourism della classifica, pesano negativamente. È un cambio di paradigma interessante: in un'epoca di spiagge "instagrammabili" e affollate, a vincere è ciò che resta scomodo, raro e silenzioso.
Cosa significa per il turismo italiano
Finire sul podio europeo di una classifica così seguita ha un peso concreto. Le liste delle "spiagge più belle" orientano i flussi turistici internazionali e finiscono regolarmente nelle guide di viaggio, nei reportage e sui social network, dove un singolo scatto può generare migliaia di prenotazioni. Per la Sardegna, e per l'Ogliastra in particolare, è una vetrina che può tradursi in stagioni più lunghe e in un turismo idealmente più consapevole, attratto proprio dalla promessa di calette poco affollate e natura intatta.
La sfida, ora, sarà conciliare la fama con la tutela. Perché ciò che ha portato Cala dei Gabbiani in classifica — il silenzio, l'acqua cristallina, l'assenza di folla — è esattamente ciò che il successo turistico rischia di mettere a repentaglio. Il modello del numero chiuso, già sperimentato su diverse spiagge sarde, indica una strada possibile: proteggere la bellezza limitandone il consumo, così che anche fra dieci anni Cala dei Gabbiani possa restare la stessa che oggi conquista gli esperti di mezzo mondo.
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