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Ponso (Padova), maggio 2026: emerge il santuario dei Veneti antichi sepolto dall'Adige

Sotto il cantiere della nuova Strada Regionale 10 affiorano dodici cippi iscritti in venetico, un tempio peristilio e un lastricato monumentale di età romana

di Andrea Bertolotti··5 min di lettura
Resti archeologici antichi affiorati dal terreno
Resti archeologici antichi affiorati dal terreno

Sotto i due metri di limo lasciati da un'alluvione dell'Adige, tra Borgo Veneto e Carceri, in pieno cantiere stradale, è riemerso un santuario che la storia dei Veneti antichi aveva perso. Lo ha annunciato il 19 maggio 2026 la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Padova, Treviso e Belluno: a Ponso, comune di 2.500 abitanti nella Bassa Padovana, gli archeologi hanno scoperto un complesso cultuale attivo dal V-IV secolo a.C. fino al I secolo d.C. La Soprintendente Carla Pirazzini lo ha definito 'il sito archeologico più promettente di questo secolo in Veneto'.

Il cantiere e la scoperta

Il rinvenimento è avvenuto durante i lavori di realizzazione del primo lotto funzionale della nuova Strada Regionale 10 Padana Inferiore, l'arteria che collegherà Borgo Veneto a Carceri scaricando il traffico pesante dalla viabilità minore. Veneto Strade S.p.A. ha appaltato i lavori di bonifica del terreno e di sbancamento; come da prassi, il cantiere è stato sottoposto ad archeologia preventiva. Le verifiche preliminari di sicurezza pirotecnica — per il rischio di ordigni inesplosi della Seconda guerra mondiale — hanno individuato anomalie del sottosuolo che, alla prima trincea esplorativa, si sono rivelate strutture murarie ben conservate.

Sotto la direzione scientifica della Soprintendenza, gli scavi sono stati affidati alla società archeologica SAP - Società Archeologica. Nei primi giorni di indagine sono emersi circa dodici cippi inscritti in caratteri venetici, una grande superficie lastricata, frammenti di colonne in pietra calcarea e quella che gli archeologi interpretano come una cella di tempio circondata da un colonnato — un peristilio, tipico dei luoghi di culto greco-italici.

Resti di pavimentazione antica con blocchi di pietra in primo piano
I lastricati antichi sono spesso scoperti durante interventi infrastrutturali. Foto: Sami Aksu/Pexels (immagine illustrativa).

Chi erano i Veneti antichi

I Venetkens (così si chiamavano nella propria lingua, attestata in iscrizioni a Este e altrove) erano una popolazione indoeuropea che occupava l'attuale Veneto, parte del Friuli e dell'Alto Adige tra il XII secolo a.C. e l'inizio dell'epoca romana. La loro lingua, il venetico, è stata decifrata grazie a oltre 400 iscrizioni votive e funerarie ritrovate principalmente nei santuari di Este (la antica Ateste), Lagole di Calalzo, Padova e Vicenza. Si trattava di una lingua indoeuropea distinta dal latino e dal celtico, con un alfabeto derivato da quello etrusco settentrionale.

Una scheda Treccani ricorda che la documentazione venetica è quasi esclusivamente epigrafica: non possediamo testi letterari, ma iscrizioni dedicatorie alle divinità, soprattutto a Reitia, dea della scrittura e della guarigione, venerata a Este. La scoperta di Ponso ha quindi una doppia importanza: arricchisce il corpus delle iscrizioni venetiche disponibili e individua un nuovo santuario, forse legato a culti di confine o di acque.

Iscrizioni venetiche e latine sovrapposte

Il dettaglio che i ricercatori considerano più significativo è la stratigrafia delle iscrizioni. I cippi venetici, di età preromana, sono stati riutilizzati nel I secolo d.C. come materiale da costruzione per il grande lastricato sopra di essi — una pratica frequente in epoca romana, ma che in questo caso ha sigillato e protetto le incisioni dal degrado. Tra il materiale recuperato compare anche almeno un grande cippo con iscrizione latina, suggerendo che il santuario abbia continuato la sua funzione devozionale dopo l'integrazione del territorio nell'Italia augustea.

Una cronaca dell'ANSA riporta le parole della Soprintendente: 'Stiamo assistendo a una sovrapposizione di culti che si parla attraverso due lingue diverse, due popolazioni e mille anni di storia. È raro vedere così bene il momento della transizione'.

Il ruolo dell'alluvione

Il sito ha resistito al tempo grazie a un evento drammatico. Il fiume Adige, che oggi scorre più a est, fra il I e il II secolo d.C. cambiò più volte corso travolgendo i terreni circostanti. Una grande alluvione coprì il santuario con uno strato di limo spesso fra due e tre metri, sigillandolo dall'aria e dalla luce. I depositi alluvionali in pianura padana sono noti per la loro capacità di preservare materiali organici e iscrizioni: a Ponso, le linee delle incisioni venetiche sono nitide come fossero state tracciate il giorno prima.

Colonnato romano antico in pietra chiara
I resti di colonne ritrovati a Ponso fanno pensare a un tempio peristilio. Foto: Mert Kahveci/Pexels (immagine illustrativa).

Cosa succederà al cantiere

Il problema pratico è ora il rapporto fra scoperta e infrastruttura. La nuova SR10 è considerata strategica per la viabilità della Bassa Padovana e i lavori erano in cronoprogramma per la primavera 2027. La Soprintendenza ha chiesto un'estensione delle indagini archeologiche a tutta l'area del santuario, stimata in circa due ettari; Veneto Strade ha sospeso lo scavo nell'area di interesse e sta valutando con la Regione Veneto una possibile variante di tracciato. Una nota della Regione del 22 maggio conferma l'impegno a conciliare conservazione e infrastruttura.

Sul piano della tutela, il Ministero della Cultura ha avviato la procedura per il vincolo archeologico diretto sull'area. Il sindaco di Ponso, Davide Reginato, ha proposto la creazione di un parco archeologico locale; la valutazione è in corso. Per ora, gli archeologi della SAP continuano a scavare quotidianamente, con cinque ricercatori in campo e attrezzature di rilievo 3D fornite dall'Università di Padova.

Perché conta

L'archeologia preventiva ha dimostrato negli ultimi anni di essere uno dei moltiplicatori di scoperte più potenti in Italia. Tra i ritrovamenti del 2026 ci sono già Marcianise (necropoli preromana sotto un ospedale), Sepino (domus imperiale nel Molise), la basilica augustea di Tivoli e il palazzo episcopale costantiniano di Ostia. Ponso si aggiunge alla lista con un'importanza particolare: è il primo santuario veneticoma maggiore scoperto integro nell'ultimo cinquantennio.

Per i linguisti, ogni nuova iscrizione venetica è una porta verso una lingua di cui sappiamo ancora poco. Per gli storici, il sito conferma che la Bassa Padovana fu un crocevia importante fra Veneti, Etruschi padani e Romani nei secoli intorno al cambio di era. Per i visitatori, se il parco archeologico vedrà la luce, sarà un nuovo punto di interesse di un Veneto che spesso si dimentica di avere una storia precedente a Venezia. E tutto questo grazie a un cantiere stradale e a un'alluvione dimenticata che, per duemila anni, ha conservato un segreto sotto il fango.

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