Corpo Umano
Sinestesia: quando le lettere hanno un colore e i suoni un'immagine
Per circa il 4% delle persone i sensi si mescolano: la A è rossa, il martedì ha un colore, la musica si tinge. Cosa rivela la sinestesia sul nostro cervello.

Per alcune persone la lettera A è inequivocabilmente rossa, il martedì ha un colore preciso e il suono di un violino si tinge di blu. Non è una metafora poetica né un'invenzione: è la sinestesia, una condizione neurologica in cui la stimolazione di un senso ne attiva automaticamente un altro. Chi la possiede non "immagina" questi abbinamenti: li percepisce in modo reale, stabile e involontario. Lontana dall'essere una malattia, la sinestesia è una variazione del cervello umano più diffusa di quanto si pensasse.
Quando i sensi si mescolano
Il termine deriva dal greco e significa, letteralmente, "percepire insieme". Esistono decine di forme diverse. La più studiata è la sinestesia grafema-colore, in cui lettere e numeri evocano colori specifici; molto comune è anche quella che associa i giorni della settimana o i mesi a colori e posizioni nello spazio. Nella cromestesia, invece, i suoni e la musica generano sensazioni cromatiche. Esistono persino forme rare in cui le parole hanno un sapore. Il tratto comune, spiega la voce enciclopedica Synesthesia, è che gli abbinamenti sono automatici e soprattutto coerenti nel tempo: per un sinesteta la "5" sarà sempre dello stesso colore, anche a distanza di anni.
Quante persone sono sinestete
A lungo si è creduto che la sinestesia fosse rarissima, presente in meno di una persona su mille. Uno studio condotto da Julia Simner e colleghi e pubblicato nel 2006 sulla rivista Perception ha ribaltato questa convinzione: testando un campione ampio con criteri rigorosi, i ricercatori hanno stimato che circa il 4% della popolazione presenti qualche forma di sinestesia, con la variante grafema-colore intorno all'1-2%. La forma più frequente, a sorpresa, si è rivelata quella che colora i giorni della settimana. La condizione tende inoltre a essere familiare, segno di una componente genetica.
Ma come si distingue un vero sinesteta da chi semplicemente associa per gusto un colore a una lettera? Il metodo più affidabile è il test di coerenza: si chiede alla persona di indicare il colore di decine di lettere e numeri e poi, a sorpresa e a distanza di settimane, si ripete la prova. I sinesteti autentici riproducono gli stessi abbinamenti con una precisione altissima, mentre chi inventa sul momento tende a contraddirsi. Esistono anche test ispirati all'effetto Stroop, in cui un grafema mostrato in un colore "sbagliato" rispetto a quello percepito rallenta vistosamente la risposta del sinesteta.
Cosa succede nel cervello
Perché accade? L'ipotesi più nota è la teoria della cross-attivazione, proposta dai neuroscienziati Vilayanur Ramachandran ed Edward Hubbard. Secondo questo modello, nei sinesteti esisterebbero connessioni "in eccesso" fra aree cerebrali normalmente adiacenti ma distinte. Nel caso grafema-colore, per esempio, la regione che riconosce le forme di lettere e numeri nel giro fusiforme sarebbe insolitamente collegata all'area della visione dei colori, la cosiddetta V4: ecco perché vedere un numero accende anche la sensazione di un colore. Studi di neuroimmagine, come quelli pubblicati sul Journal of Neuroscience, hanno effettivamente osservato la co-attivazione di queste aree quando un sinesteta guarda lettere in bianco e nero. Una possibile causa, secondo questa lettura, sarebbe una minore "potatura" delle connessioni nervose durante lo sviluppo, come approfondito anche in una rassegna sulla neurofisiologia della sinestesia.
Un dono che ha ispirato l'arte
Molti sinesteti vivono la loro condizione come un arricchimento, e non a caso diversi artisti famosi erano quasi certamente sinesteti. Il compositore russo Aleksandr Skrjabin "vedeva" le tonalità musicali in colori e progettò un'opera con una tastiera di luci; lo scrittore Vladimir Nabokov descrisse in dettaglio i colori delle lettere dell'alfabeto nelle sue memorie; il pittore Vasilij Kandinskij parlava apertamente di sentire i suoni guardando i colori. La sinestesia, inoltre, sembra associata a una memoria migliore per le informazioni "colorate" e a una maggiore creatività, anche se i dati su questo punto sono ancora dibattuti.
Da dove nascono gli abbinamenti specifici? In parte sembrano influenzati dall'esperienza: alcuni studi hanno notato che i colori delle lettere di certi sinesteti corrispondono a quelli di popolari set di lettere magnetiche colorate usate nell'infanzia. È un indizio affascinante: il "cablaggio" sinestetico esisterebbe già nel cervello, ma il contenuto preciso — quale lettera sia di quale colore — verrebbe in parte "riempito" dall'ambiente durante l'apprendimento della lettura.
Non un difetto, ma una variante
È importante ribadire che la sinestesia non è un disturbo: i sinesteti non hanno alcun deficit, anzi spesso scoprono solo da adulti che il loro modo di percepire non è universale. Studiarla è prezioso proprio perché offre una finestra unica su come il cervello costruisce le nostre percezioni, mostrando che il confine fra i sensi è molto più sfumato di quanto crediamo. Ciò che per la maggior parte di noi resta separato — vedere, udire, leggere — in alcune persone si fonde in un'unica, ricchissima esperienza.
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