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Psicologia

Effetto esca: l'opzione inutile che ti fa spendere di più

Aggiungere una terza alternativa svantaggiosa cambia magicamente le nostre scelte. Il marketing lo sa benissimo.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Popcorn in primo piano, tipico esempio di prezzi al cinema
Popcorn in primo piano, tipico esempio di prezzi al cinema

Immaginate di scegliere i popcorn al cinema. Piccolo a 3 euro, grande a 7 euro: il piccolo sembra ragionevole. Ma se compare una terza opzione, un formato medio a 6,50 euro, all'improvviso il grande a 7 euro pare un affare imperdibile. Quel medio quasi nessuno lo compra: non serve a essere venduto, ma a farvi comprare il grande. È l'effetto esca (in inglese decoy effect), uno dei trucchi più diffusi e raffinati dell'economia comportamentale.

La dominanza asimmetrica

Il nome tecnico del fenomeno è effetto di dominanza asimmetrica. Si verifica quando, di fronte a due opzioni difficili da confrontare, ne viene introdotta una terza (l'esca) che è chiaramente peggiore di una delle due ma non dell'altra. L'esca non viene scelta quasi mai, ma rende una delle opzioni originali molto più attraente per contrasto, spostando le preferenze in modo prevedibile. Il fenomeno fu dimostrato per la prima volta nel 1982 da Joel Huber, John Payne e Christopher Puto in uno studio pubblicato sul Journal of Consumer Research, che mostrò come l'aggiunta di un'alternativa "dominata" violasse i principi della teoria della scelta razionale.

Il caso dell'Economist

L'esempio più famoso lo deve allo psicologo ed economista comportamentale Dan Ariely, che lo descrive nel suo libro Predictably Irrational. Il settimanale The Economist offriva tre abbonamenti: solo digitale a 59 dollari, solo cartaceo a 125 dollari, e cartaceo + digitale sempre a 125 dollari. L'opzione "solo cartaceo" allo stesso prezzo del pacchetto completo è palesemente assurda: nessuno la sceglierebbe. Eppure la sua presenza spingeva la grande maggioranza a optare per il pacchetto combinato, percepito come un grande affare. Quando Ariely sottopose le stesse opzioni a degli studenti, eliminando l'esca, le scelte cambiarono drasticamente: l'opzione costosa perse gran parte del suo appeal.

Lattine di bibite colorate esposte su uno scaffale con i prezzi
Menu, scaffali e listini sfruttano spesso un'opzione-esca per orientare gli acquisti. Credit: Pexels.

Perché la mente ci casca

Alla base dell'effetto c'è il modo in cui valutiamo le cose: non in assoluto, ma per confronto. Stabilire se 59 dollari siano "tanti" o "pochi" in astratto è difficile; molto più facile è dire che, a parità di prezzo, cartaceo + digitale batte cartaceo da solo. L'esca fornisce al cervello un paragone semplice e immediato, e noi ci aggrappiamo a quella scorciatoia. È una manifestazione del fatto, ben documentato dall'economia comportamentale di premi Nobel come Richard Thaler, che le nostre decisioni dipendono pesantemente da come le opzioni vengono presentate.

Come difendersi

L'effetto esca è ovunque: nei menu dei ristoranti, nei piani tariffari di telefonia, negli abbonamenti software, nelle offerte di viaggio. Difendersi non è facile, ma è possibile. Il primo passo è riconoscere lo schema: quando notate un'opzione che sembra non avere senso, chiedetevi se non sia lì proprio per orientare la vostra scelta. Il secondo è valutare ogni alternativa rispetto ai vostri reali bisogni e non in relazione alle altre opzioni proposte. Domandarsi "mi serve davvero il formato grande?" invece di "qual è l'affare migliore?" è il modo più semplice per smontare il trucco e riprendere il controllo del proprio portafoglio.

Non solo prezzi al supermercato

L'effetto esca va ben oltre i listini. È stato osservato nelle scelte politiche, dove la presenza di un candidato "dominato" può spostare i voti verso un candidato simile ma migliore; nelle app di incontri, dove un profilo meno attraente ma simile a un altro può aumentarne il fascino per contrasto; e nel mercato immobiliare, dove un agente può mostrare di proposito una casa svantaggiosa per far brillare quella che vuole davvero vendere. Ovunque ci sia una decisione tra alternative difficili da confrontare, c'è spazio per inserire un'esca che orienti la scelta. È una delle leve più studiate dell'architettura delle scelte, la disciplina che progetta il modo in cui le opzioni vengono presentate.

I limiti dell'effetto e la questione etica

L'effetto esca non è onnipotente. Tende a indebolirsi quando chi decide è un esperto del settore, quando ha preferenze molto chiare e definite, o quando dispone di tempo e informazioni per valutare ogni opzione nel merito. Alcuni studi hanno mostrato che in certe condizioni l'effetto si attenua o scompare, segno che non siamo automi completamente prevedibili. Resta però aperta una questione etica: fino a che punto è lecito disegnare le scelte per spingere le persone verso una certa opzione? Il dibattito sul cosiddetto nudge, la "spinta gentile" teorizzata da economisti comportamentali, ruota proprio attorno a questo confine tra aiuto e manipolazione.

La consapevolezza, in ogni caso, è la migliore alleata del consumatore. Riconoscere l'effetto esca significa restituire trasparenza alle proprie decisioni e ricordare che il valore di una cosa non dipende da quanto sembra conveniente rispetto a un'alternativa costruita ad arte, ma da quanto risponde ai nostri bisogni reali, come ricorda la divulgazione sull'economia comportamentale di Encyclopaedia Britannica.

Perché viola le regole della logica

Ciò che rende l'effetto esca tanto interessante per gli studiosi è che contraddice un principio considerato basilare della scelta razionale: l'idea che l'introduzione di un'opzione peggiore e mai scelta non dovrebbe modificare le preferenze tra le opzioni già esistenti. Eppure accade, in modo robusto e ripetibile. Questo "scandalo logico" ha contribuito a fondare l'economia comportamentale, la disciplina che ha mostrato come le persone reali, lontane dall'ideale dell'homo oeconomicus perfettamente razionale, decidano attraverso scorciatoie mentali sistematiche e prevedibili. L'effetto esca è oggi un classico dei corsi di marketing e di scienze cognitive proprio perché unisce eleganza teorica e applicazioni immediate. Lo ritroviamo nei piani di abbonamento dei servizi di streaming, nelle offerte combinate dei fast food, nei pacchetti telefonici e in mille altri contesti della vita di consumatori. Conoscerlo non ci rende immuni, ma ci offre uno strumento prezioso: la prossima volta che un'opzione "stranamente svantaggiosa" comparirà accanto a quella che stiamo per scegliere, sapremo fermarci un istante e chiederci se quella scelta è davvero nostra, o se qualcuno l'ha gentilmente progettata per noi.

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