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Psicologia

Facilitazione sociale: perche gli altri ci cambiano

Come la presenza di un pubblico migliora i compiti facili e rovina quelli difficili

di Andrea Bertolotti··5 min di lettura
Corridori concentrati durante una maratona cittadina circondati da altri atleti e dal pubblico
Corridori concentrati durante una maratona cittadina circondati da altri atleti e dal pubblico

La facilitazione sociale è uno dei fenomeni più antichi e studiati della psicologia sociale: descrive il modo in cui la semplice presenza di altre persone modifica le nostre prestazioni. La regola di fondo, oggi ben documentata, è sorprendentemente precisa: quando un compito è semplice o ben appreso, gli altri ci spingono a fare meglio; quando invece il compito è nuovo, difficile o ancora goffo nelle nostre mani, la stessa presenza tende a peggiorare la prestazione. Non si tratta di motivazione o di buona volontà, ma di un meccanismo quasi automatico che riguarda chiunque, dagli atleti agli studenti, fino, come vedremo, agli scarafaggi.

Il primo esperimento della psicologia sociale

La storia comincia nel 1898 con Norman Triplett, allora dottorando alla Indiana University. Appassionato di ciclismo, Triplett aveva notato sfogliando i registri della League of American Wheelmen che i ciclisti sembravano andare piu veloci quando correvano in gruppo o erano "lanciati" da un battistrada, rispetto a quando pedalavano da soli contro il cronometro. Per verificare l'intuizione in laboratorio costrui un apparato con mulinelli da pesca: i bambini dovevano far girare il mulinello il piu rapidamente possibile, da soli oppure in competizione con un altro bambino seduto accanto.

Triplett osservo che molti partecipanti avvolgevano il filo piu velocemente in presenza di un avversario, e parlo di un fattore "dinamogenico", capace di "liberare energia latente non ordinariamente disponibile". Lo studio, pubblicato nell'American Journal of Psychology, e considerato il primo esperimento della storia della psicologia sociale. Vale la pena notare una sfumatura emersa dalle rianalisi successive: non tutti i bambini miglioravano. Alcuni, troppo "stimolati", mostravano rigidita muscolare e peggioravano. Un dettaglio che, con il senno di poi, anticipava la teoria moderna.

Zajonc e la "risposta dominante"

Per decenni i risultati restarono contraddittori: alcuni studi mostravano un miglioramento in presenza di altri, altri un peggioramento. La svolta arrivo nel 1965, quando Robert Zajonc pubblico su Science l'articolo "Social Facilitation", proponendo una spiegazione elegante che metteva ordine nel caos.

L'idea di Zajonc parte da due concetti. Il primo e l'arousal, cioe l'attivazione fisiologica: la presenza di altri ci mette in uno stato di maggiore eccitazione generale. Il secondo e la risposta dominante (dominant response), ovvero la reazione piu probabile e automatica che abbiamo imparato per una certa situazione. L'arousal aumenta la probabilita che emerga proprio la risposta dominante. Da qui la previsione decisiva: se il compito e semplice o ben appreso, la risposta dominante e quella giusta, e quindi la prestazione migliora; se il compito e complesso o nuovo, la risposta dominante e spesso quella sbagliata, e quindi la prestazione peggiora.

Questa singola idea spiega perche un pianista esperto suona meglio davanti al pubblico mentre un principiante inciampa sui tasti, o perche recitiamo senza sforzo una formula imparata a memoria ma ci blocchiamo su un problema che non abbiamo ancora capito.

Un vasto pubblico ascolta attento un oratore durante una conferenza in un auditorium
Parlare in pubblico amplifica l'arousal: aiuta chi e esperto, mette in difficolta chi e alle prime armi. Foto: Pexels.

Gli scarafaggi che corrono nel labirinto

La forza della teoria di Zajonc sta nella sua generalita: se il meccanismo e davvero un'attivazione quasi riflessa, dovrebbe valere anche per animali privi di preoccupazioni sociali sofisticate. Per dimostrarlo, Zajonc insieme ad Alexander Heingartner ed Edward M. Herman condusse nel 1969 un celebre esperimento con gli scarafaggi, pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology.

Gli insetti dovevano fuggire da una luce intensa percorrendo un tracciato: in un caso un semplice corridoio dritto (compito facile), nell'altro un labirinto con una svolta (compito difficile). I ricercatori misero alla prova gli scarafaggi da soli, in presenza di altri scarafaggi spettatori sistemati in gallerie laterali di plexiglas, oppure in coppia. Il risultato fu netto e coerente con la teoria: nel corridoio semplice la presenza di altri scarafaggi accelerava la corsa, mentre nel labirinto complesso la rallentava. Un esito difficile da spiegare con la vanita o con la paura del giudizio, e quindi una prova forte a favore del meccanismo dell'arousal.

Il giudizio degli altri: l'evaluation apprehension

La spiegazione di Zajonc non chiuse del tutto il dibattito. Negli anni successivi, ricercatori come Nickolas Cottrell sostennero che, almeno negli esseri umani, non basta la mera presenza: cio che conta e l'evaluation apprehension, l'apprensione di essere valutati. Secondo questa lettura, gli altri ci attivano soprattutto perche abbiamo imparato che la loro presenza puo portare a giudizi, premi o critiche. La presenza diventa cosi un segnale appreso di possibile valutazione.

Oggi le due posizioni non si escludono: la mera presenza puo bastare per organismi semplici e per molti effetti automatici, mentre negli esseri umani l'attesa del giudizio amplifica e modula il fenomeno. In entrambi i casi resta valida la regola pratica di base, quella che lega l'esito al tipo di compito.

Non confondere la facilitazione con la pigrizia di gruppo

Un punto spesso frainteso e la differenza tra facilitazione sociale e altri fenomeni di gruppo. La facilitazione sociale riguarda la presenza degli altri quando lavoriamo o agiamo individualmente, davanti a spettatori o accanto ad altri che fanno la stessa cosa. Non riguarda invece come ci dividiamo lo sforzo dentro un gruppo.

La pigrizia sociale (social loafing), legata all'effetto Ringelmann, descrive infatti la tendenza a impegnarsi meno quando il proprio contributo si confonde in quello collettivo, come nel celebre esempio del tiro alla fune. L'effetto Kohler riguarda invece il caso opposto, in cui il membro piu debole di una coppia o di un gruppo si impegna di piu per non rallentare gli altri. Questi fenomeni parlano di sforzo condiviso; la facilitazione sociale parla di presenza. Tenere distinte le due cose evita molti equivoci.

Cosa possiamo farne

La lezione pratica e semplice quanto utile. Se dovete eseguire qualcosa che padroneggiate gia bene, la presenza di un pubblico o di colleghi tendera ad aiutarvi: e il momento di mettervi alla prova davanti agli altri. Se invece state imparando qualcosa di nuovo o affrontate un compito complesso, conviene esercitarsi prima in solitudine, riducendo l'attivazione, e portarlo davanti agli altri solo quando la "risposta giusta" sara diventata anche la vostra risposta dominante. Dietro l'imbarazzo del principiante e la sicurezza dell'esperto, in fondo, c'e lo stesso, antichissimo meccanismo studiato per primo con qualche mulinello da pesca.

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