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Psicologia

Verita illusoria: perche ripetere una bugia la fa sembrare vera

La ripetizione aumenta la percezione di veridicita, anche quando sappiamo gia che un'affermazione e falsa

di Andrea Bertolotti··5 min di lettura
Macchina da scrivere d'epoca con la scritta 'Fake News' battuta su un foglio di carta
Macchina da scrivere d'epoca con la scritta 'Fake News' battuta su un foglio di carta

Una bugia ripetuta abbastanza volte non diventa vera, ma inizia a sembrarlo. Questo meccanismo della mente ha un nome preciso: verità illusoria. Gli psicologi lo chiamano illusory truth effect, ed e una delle scoperte piu solide e inquietanti della psicologia cognitiva: la semplice ripetizione di un'affermazione aumenta la probabilita che la giudichiamo vera, anche quando e palesemente falsa. Non serve un argomento convincente ne una prova: basta che una frase ci suoni familiare perche il cervello la registri come piu credibile. E proprio qui sta il problema dell'eta delle fake news, della pubblicita e della propaganda.

Lo studio che ha aperto la strada

L'effetto fu documentato per la prima volta nel 1977 da Lynn Hasher, David Goldstein e Thomas Toppino, in un articolo intitolato Frequency and the Conference of Referential Validity, pubblicato sul Journal of Verbal Learning and Verbal Behavior. I ricercatori chiesero ad alcuni studenti universitari di valutare quanto fossero certi della verita di sessanta affermazioni di cultura generale (politica, sport, arte), scelte perche plausibili ma poco note. Le valutazioni furono raccolte in tre sessioni, a due settimane di distanza l'una dall'altra. Una parte delle frasi veniva ripetuta in ogni sessione, un'altra compariva una sola volta.

Il risultato fu netto: le affermazioni ripetute ricevevano punteggi di veridicita piu alti rispetto a quelle nuove, a prescindere dal fatto che fossero vere o false. La semplice esposizione ripetuta aumentava la fiducia nella loro validita. Era nato, in laboratorio, l'effetto verita illusoria.

Perche succede: la fluidita di elaborazione

La spiegazione oggi piu accreditata e la cosiddetta fluidita di elaborazione (in inglese processing fluency). Quando incontriamo un'informazione per la seconda o la terza volta, il nostro cervello la elabora con meno sforzo: la riconosce, la decodifica piu in fretta, la "sente" piu scorrevole. Il problema e che questa sensazione di facilita viene scambiata per un segnale di verita. In altre parole, confondiamo "lo elaboro facilmente" con "e vero". La familiarita diventa una scorciatoia mentale (un'euristica) che usiamo al posto di una verifica fattuale.

Questo aiuta a capire perche l'incremento maggiore di credibilita si registra gia alla seconda esposizione: e il passaggio da "mai sentito" a "questo mi suona familiare" a fare la differenza piu grande. Le ripetizioni successive continuano ad aumentare la percezione di verita, ma con guadagni via via piu piccoli, secondo un andamento di tipo logaritmico.

Nemmeno sapere la verita ci protegge

Per anni si e pensato che l'effetto colpisse solo le affermazioni ambigue, quelle su cui non abbiamo conoscenze. La svolta e arrivata nel 2015 con uno studio di Lisa K. Fazio, Nadia M. Brashier, B. Keith Payne ed Elizabeth J. Marsh, pubblicato sul Journal of Experimental Psychology: General con un titolo che e gia una sentenza: Knowledge Does Not Protect Against Illusory Truth, ovvero "la conoscenza non protegge dalla verita illusoria".

I ricercatori hanno mostrato che la ripetizione aumentava la percezione di verita anche per affermazioni che i partecipanti, interrogati a parte, sapevano essere false. Un esempio classico usato negli studi: ripetere la frase "il sari e il kilt scozzese tradizionale" la rende leggermente piu credibile, perfino a chi sa che il kilt e scozzese e non indiano. Gli autori hanno chiamato questo fenomeno knowledge neglect, la "trascuratezza della conoscenza": in presenza di un'esperienza di elaborazione fluida, le persone a volte si affidano alla familiarita invece di consultare cio che gia sanno. La conoscenza c'e, ma resta inutilizzata.

Cosa NON e l'effetto verita illusoria

E facile confondere questo effetto con altri fenomeni cognitivi vicini, ma le differenze contano. L'effetto di mera esposizione riguarda il gradimento: tendiamo a preferire cio che ci e familiare, ma questo non implica che lo giudichiamo piu vero. La verita illusoria, invece, agisce specificamente sul giudizio di veridicita.

L'effetto sleeper descrive un messaggio persuasivo proveniente da una fonte poco credibile che, col tempo, guadagna influenza perche dimentichiamo la fonte mentre ricordiamo il contenuto: e una questione di scollamento nella memoria tra messaggio e fonte, non di ripetizione. Infine il cosiddetto effetto backfire ipotizza che correggere una credenza falsa possa paradossalmente rafforzarla; e un fenomeno legato alla resistenza alle smentite, distinto e oggi molto dibattuto. La verita illusoria, al contrario, non ha bisogno ne di una fonte ne di una smentita: le basta la ripetizione.

Fake news, pubblicita e propaganda

Capire la verita illusoria significa capire perche la disinformazione e cosi efficace. I titoli falsi che circolano sui social non hanno bisogno di convincerci al primo colpo: gli basta tornare sotto i nostri occhi piu e piu volte, condivisi da amici e algoritmi, finche non iniziano a "suonare giusti". La pubblicita sfrutta lo stesso principio quando martella uno slogan; la propaganda, quando ripete uno slogan politico fino a farlo sembrare senso comune. Non e un caso che la massima attribuita alla retorica totalitaria - "una bugia ripetuta mille volte diventa una verita" - descriva, in modo intuitivo, proprio cio che il laboratorio ha poi confermato.

L'American Psychological Association riassume bene il punto: le affermazioni ripetute ricevono giudizi di verita piu alti rispetto a quelle nuove, e nessuno e immune, nemmeno chi possiede conoscenze pertinenti sull'argomento.

Come difendersi

Non possiamo spegnere la fluidita di elaborazione: e un meccanismo automatico. Possiamo pero imparare a non fidarci della sensazione di familiarita come prova di verita. Tre abitudini aiutano. Primo: quando una notizia ci sembra "ovvia" o "gia sentita", chiediamoci dove l'abbiamo sentita e se la fonte e affidabile. Secondo: rallentare. L'effetto sfrutta i giudizi rapidi e intuitivi; fermarsi a riflettere riattiva la conoscenza che gia possediamo. Terzo: verificare attivamente prima di condividere, perche ogni condivisione e una ripetizione in piu che alimenta l'illusione negli altri.

La verita illusoria ci ricorda una lezione scomoda: la nostra mente non e progettata per distinguere il vero dal falso, ma per risparmiare energia. Sapere che la ripetizione ci inganna e gia il primo passo per non lasciarci ingannare.

Manifestanti con megafoni durante una protesta urbana, in bianco e nero
La propaganda sfrutta la ripetizione di slogan: piu un messaggio torna, piu suona vero. Foto: Roman Biernacki / Pexels.

Fonti primarie e approfondimenti: lo studio fondativo di Hasher, Goldstein e Toppino (1977); il lavoro di Fazio e colleghi (2015) sul knowledge neglect disponibile sul sito APA; e la voce di sintesi del Decision Lab sull'illusory truth effect.

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