Storie
Ernest Shackleton e l'Endurance (1914-1916): tutti e 28 vivi dopo 497 giorni di Antartide
La nave imprigionata dal ghiaccio del Mar di Weddell, sei mesi sulla banchisa, una scialuppa di sette metri attraverso 1.300 km di Oceano Australe. La spedizione che doveva attraversare il continente diventò il più grande salvataggio della Heroic Age.

Il 27 ottobre 1915, in un punto del Mar di Weddell a circa 60° di latitudine sud, il capitano Frank Worsley sente il legno della Endurance spezzarsi sotto i suoi piedi. La nave, immobilizzata nei ghiacci da nove mesi, viene lentamente schiacciata dalla pressione laterale di una banchisa che si muove di metri al giorno. "Lower the boats", ordina Sir Ernest Shackleton: abbassate le scialuppe. La spedizione che doveva attraversare a piedi il continente antartico è finita prima ancora di iniziare. Quello che comincia il 27 ottobre 1915 è invece uno dei capolavori di sopravvivenza della storia umana: 497 giorni sul pack, su isolette deserte, in scialuppa, attraverso 1.300 chilometri di Oceano Australe in una barca di sette metri. Quando Shackleton tornerà a Punta Arenas il 3 settembre 1916, tutti i 28 uomini saranno ancora vivi.

Il sogno della traversata: 4.000 km a piedi
Il piano dell'Imperial Trans-Antarctic Expedition era ambizioso. Shackleton, ormai famoso per essere arrivato a 160 km dal Polo Sud nel 1909 (record dell'epoca), voleva fare quello che né Amundsen né Scott avevano tentato: attraversare l'intero continente antartico da una sponda all'altra, da Vahsel Bay sul Mar di Weddell fino al Mare di Ross via Polo Sud, su una distanza di 4.000 chilometri. Due navi: l'Endurance avrebbe sbarcato la squadra di traversata, l'Aurora avrebbe depositato i depositi di rifornimento dal versante opposto. Salpata da Plymouth l'8 agosto 1914 — quattro giorni dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, quando Shackleton offrì la nave al primo lord dell'Ammiragliato e Winston Churchill rispose con un telegramma laconico: "Proceed" — la Endurance raggiunse il Mar di Weddell a gennaio 1915. Il 19 gennaio i ghiacci la imprigionarono, a 100 km dalla costa antartica. Avrebbero potuto liberarla solo le maree di primavera — fra otto mesi.
Dieci mesi di prigionia, 5 mesi sul pack
Per quasi un anno l'Endurance deriva nei ghiacci, trasportata a nord dalle correnti per oltre 1.000 chilometri. La vita di bordo viene mantenuta normale: lezioni di latino e geografia per i marinai, fotografie del fotografo australiano Frank Hurley, partite di calcio sulla banchisa, slittate con i cani. Ma il 24 ottobre 1915, dopo settimane di sinistre scricchiolii, la pressione del ghiaccio comincia a schiacciare lo scafo. Tre giorni dopo Shackleton ordina l'abbandono. Il 21 novembre 1915 la Endurance scompare definitivamente sotto il pack. Gli uomini si accampano su una grande lastra di ghiaccio galleggiante con tre scialuppe, sei tonnellate di provviste, qualche cane e nient'altro. Vivono cinque mesi sul ghiaccio in continua deriva verso nord, sopravvivendo grazie al grasso di foca e ai pinguini Adelia. Il 9 aprile 1916, quando la lastra si spezza, calano le tre scialuppe in acqua aperta: sette giorni di navigazione in mezzo a iceberg, mare in tempesta, orche curiose che si avvicinano alle barche, fino al 14 aprile, quando approdano sulla disabitata Elephant Island: una scogliera di tre chilometri a 60° latitudine sud, senza vegetazione, senza acqua dolce, frustata dai venti antartici.
La James Caird: 1.300 km in scialuppa
Su Elephant Island Shackleton prende la decisione che lo farà passare alla storia. Lasciare 22 uomini su un'isola disabitata significa condannarli a morte; restare con loro pure. L'unica chance è raggiungere a vela la South Georgia, una stazione baleniera abitata, 1.300 chilometri verso nord-est, attraverso l'Oceano Australe più violento del pianeta. Sceglie cinque uomini fra cui Frank Worsley (navigatore), Tom Crean e Frank Wild. La scialuppa scelta è la James Caird: 6,9 metri di lunghezza, 1,8 di larghezza, rinforzata in fretta con tavole e teli impermeabilizzati con grasso di foca e pittura. Salpano il 24 aprile 1916. Sedici giorni di viaggio in onde alte 20 metri, con un timone di legno e un sestante che Worsley usa solo quattro volte per orientarsi, perché il cielo è quasi sempre coperto. Quando il 10 maggio toccano riva sulla costa sud-ovest della Georgia del Sud, sono fradici, congelati, esausti — ma vivi.

La traversata dell'isola e i quattro tentativi di salvataggio
Per arrivare alla stazione baleniera di Stromness, devono attraversare a piedi l'interno montagnoso e mai mappato della Georgia del Sud: 36 ore di marcia senza tenda, su ghiacciai alti 2.000 metri, con sandali militari rinforzati con viti di chiodo. La cronaca della traversata pubblicata dall'Antarctic Heritage Trust ricostruisce come Shackleton, Worsley e Crean si calino con una corda da 30 metri su un dirupo verticale, perdendo strumenti e provviste, e arrivino alla stazione il 20 maggio 1916. Trentadue ore dopo essere partiti dall'altra parte dell'isola. I balenieri norvegesi, quando li vedono comparire, restano senza parole: Shackleton e i suoi erano dati per dispersi da 18 mesi. Da Stromness, Shackleton organizza quattro tentativi di soccorso per recuperare i 22 uomini di Elephant Island. I primi tre falliscono per i ghiacci. Il quarto riesce: il 30 agosto 1916 il rimorchiatore cileno Yelcho, prestato dal governo di Santiago, raggiunge Elephant Island. "Are you all well?", grida Shackleton dal ponte. "All safe, all well!", risponde Frank Wild.
Il relitto ritrovato nel 2022
Per oltre un secolo l'Endurance rimase scomparsa sul fondo del Mar di Weddell. Il 5 marzo 2022 la spedizione Endurance22, organizzata dal Falklands Maritime Heritage Trust e guidata dall'archeologo marittimo Mensun Bound a bordo della nave sudafricana S.A. Agulhas II, individuò il relitto a 3.008 metri di profondità — esattamente alle coordinate registrate da Worsley con il sestante quasi 107 anni prima. La documentazione fotografica pubblicata mostra una nave straordinariamente conservata: il nome Endurance ancora leggibile a poppa, la ruota del timone intatta, perfino le stoviglie da mensa visibili sulle scaffalature. Nelle acque a -1 °C e a pressione altissima del Mar di Weddell non vivono i tarli che divorano i relitti dei mari caldi. Il sito è oggi protetto come monumento storico ai sensi del Trattato Antartico.
Una lezione di leadership
L'epopea di Shackleton è diventata uno dei case study più studiati nelle scuole di business e nei programmi di leadership militare. Quello che impressiona gli storici non è tanto il coraggio fisico — qualità relativamente comune fra gli esploratori polari — quanto la capacità del comandante di mantenere coesione, ottimismo e disciplina in un gruppo di uomini sotto stress fisico e psicologico estremo per quasi due anni, senza che si verificasse un solo episodio di crisi mentale grave. Shackleton conosceva ogni uomo per nome, ne valutava i punti deboli, programmava il riposo, organizzava giochi e momenti di canto, condivideva equamente i pochi viveri. Non amava la celebrità: quando il Times di Londra gli chiese una valutazione del proprio successo, rispose: "A man can live without his ship. We did". Morì nel gennaio 1922 di infarto, a 47 anni, durante una nuova spedizione antartica. È sepolto a Grytviken, in Georgia del Sud, dietro sua espressa volontà.
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