Psicologia
Bias di azione: perché "fare qualcosa" non è sempre la scelta giusta

Il bias di azione (in inglese action bias) e la tendenza psicologica a sentirsi spinti a "fare qualcosa" anche quando aspettare, osservare o semplicemente non agire sarebbe la scelta piu razionale. E uno dei bias cognitivi piu insidiosi proprio perche l'azione ci appare quasi sempre virtuosa: muoversi sembra coraggio, fermarsi sembra resa. Eppure, in molte situazioni, l'inazione informata batte la fretta di intervenire. Per capire quanto questo meccanismo sia radicato, gli psicologi hanno trovato un laboratorio perfetto in un gesto sportivo conosciuto in tutto il mondo: il calcio di rigore.

Lo studio sui portieri: tuffarsi quasi sempre, parare di rado
Nel 2007, sul Journal of Economic Psychology, lo psicologo dello sport Michael Bar-Eli dell'Universita Ben-Gurion del Negev, insieme a Ofer H. Azar, Ilana Ritov, Yael Keidar-Levin e Galit Schein, pubblico una ricerca diventata un classico: "Action bias among elite soccer goalkeepers: The case of penalty kicks". Gli autori analizzarono 286 calci di rigore di campionati e tornei di alto livello in tutto il mondo, codificando con cura la direzione del tiro e la scelta del portiere.
Il risultato e sorprendente. I portieri si tuffavano a destra o a sinistra in circa il 94% dei casi, restando al centro solo in una minima parte dei rigori. I tiri, invece, si distribuivano in modo molto piu equilibrato fra i tre settori della porta: sinistra, centro e destra. Da questo squilibrio nasce il paradosso: se il pallone arriva al centro con una frequenza tutt'altro che trascurabile, ma il portiere lo presidia quasi mai, sta lasciando sul tavolo una strategia migliore.
I numeri lo confermano. Quando i portieri restavano al centro, fermavano una quota nettamente piu alta dei tiri centrali rispetto alla percentuale di parate ottenute tuffandosi. In altre parole, dato come si distribuiscono i tiri, la strategia statisticamente ottimale sarebbe restare fermi al centro molto piu spesso di quanto i portieri facciano. Allora perche continuano a tuffarsi?
Un gol incassato restando immobili pesa, sul piano emotivo, piu di un gol incassato dopo essersi lanciati con tutto il corpo verso un angolo.
La spiegazione: la norma del tuffo e la paura del rimpianto
Bar-Eli e colleghi propongono una spiegazione elegante basata sulla norm theory. Tuffarsi e la norma: e cio che ci si aspetta da un portiere, cio che i compagni, il pubblico e l'allenatore considerano "il massimo dell'impegno". Stare fermi viola questa aspettativa. Di conseguenza, un gol subito dopo aver tentato un tuffo spettacolare genera meno rimpianto e meno senso di colpa rispetto a un gol incassato standosene immobili nel mezzo della porta. La parte tecnica della decisione passa in secondo piano rispetto a quella emotiva.
Qui entra in gioco la distinzione tra azione e omissione. Il bias di azione e il rovescio della medaglia del cosiddetto omission bias: di norma tendiamo a giudicare piu gravi i danni provocati da un'azione rispetto a quelli provocati da un'omissione. Ma quando la norma sociale impone di agire, come per il portiere, la bilancia si rovescia e l'inazione diventa la scelta che fa piu paura.

Le tre radici del bias di azione
- Norme sociali e pressione del giudizio: agire e visibile e premiato, mentre l'attesa puo essere scambiata per passivita o incompetenza.
- Paura del rimpianto per inazione: pensare "avrei dovuto fare qualcosa" e spesso piu doloroso del rimpianto per aver agito male.
- Illusione di controllo: muoversi ci da la sensazione rassicurante di avere in mano la situazione, anche quando l'esito non dipende davvero dalle nostre mosse.
Dove si nasconde il bias di azione nella vita reale
Il dischetto del rigore e solo una metafora potente. Lo stesso meccanismo agisce in contesti dove la posta in gioco e ben piu alta della salvezza di una squadra.
In medicina
La spinta a "fare qualcosa" alimenta interventi e prescrizioni non necessari. Davanti a un paziente preoccupato, prescrivere un farmaco, richiedere un esame in piu o disporre un trattamento puo sembrare la risposta giusta, anche quando le linee guida suggeriscono un'attesa vigile. Il movimento "Too Much Medicine" e la letteratura su sovradiagnosi e sovratrattamento documentano come l'eccesso di interventi esponga i pazienti a rischi senza benefici reali. Anche il timore di accuse di malpractice rafforza questa tendenza all'azione.
In finanza
Tra gli investitori, il bias di azione si traduce in overtrading: comprare e vendere troppo spesso. Le ricerche di Brad Barber e Terrance Odean mostrano che gli investitori individuali piu attivi ottengono, in media, i rendimenti piu bassi: i titoli che comprano non superano quelli che vendono nemmeno quanto basta a coprire i costi delle operazioni. Spesso "non fare nulla" e la mossa piu redditizia, ma e anche la piu difficile da accettare per chi sente il bisogno di reagire a ogni notizia di mercato.
Nel management e nella vita quotidiana
Nelle aziende, riorganizzazioni continue, riunioni convocate per "dare un segnale" e decisioni prese in fretta per non sembrare immobili sono altrettante manifestazioni del bias. Nella vita di tutti i giorni lo riconosciamo quando cambiamo corsia nel traffico convinti che l'altra scorra di piu, o quando interveniamo in una discussione tra figli che si sarebbe risolta da sola.
Il bias opposto: quando il problema e non agire
Per equilibrio e importante ricordare che esiste anche la tendenza contraria. Lo status quo bias e la preferenza per mantenere la situazione attuale, mentre l'omission bias e la disponibilita ad accettare un danno purche derivi dal non fare, piuttosto che dal fare. In molte circostanze sono questi, e non il bias di azione, a paralizzarci: restiamo in un lavoro insoddisfacente, rinviamo un controllo medico, evitiamo una scelta finanziaria necessaria. Riconoscere quale dei due meccanismi e in gioco e il primo passo per decidere meglio.
Una precisazione utile: il bias di azione non va confuso con altri fenomeni di psicologia sociale come l'effetto Ringelmann (il calo dell'impegno individuale nei gruppi) o l'effetto spettatore (la minore propensione ad aiutare quando sono presenti altre persone). Sono dinamiche distinte, anche se tutte ci ricordano quanto le nostre scelte siano influenzate dal contesto.
Come difendersi: la pausa che vale oro
Difendersi dal bias di azione non significa diventare passivi, ma imparare a chiedersi: questa azione migliora davvero l'esito atteso, o serve solo a calmare la mia ansia di intervenire? Strumenti pratici: stabilire in anticipo i criteri per agire, concedersi una pausa deliberata prima delle decisioni importanti, dare lo stesso peso al rimpianto per aver agito e a quello per aver atteso, e ricordare che a volte la mossa migliore e restare al centro della porta. Come insegnano i portieri di Bar-Eli, la scelta piu saggia non e sempre la piu spettacolare.
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